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Rivista Santa Maria del Bosco - Serra e dintorni

Gioacchino Giancotti
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A proposito degli assenteisti dell'ASP serrese | Illegalità o consuetudine? e soprattutto ipocrisia…

ASSENTEISTI DELLASP SERRESE
Qualche settimana fa abbiamo appreso con “moderato” stupore che alcuni dipendenti del Distretto Asp di Serra San Bruno ( VV ), erano stati denunciati dai Carabinieri all’Autorità Giudiziaria per assenteismo durante le ore lavorative, scoperti attraverso le telecamere piazzate all’entrata della struttura sanitaria; esse filmavano gli indagati che dopo aver timbrato, uscivano di nuovo, secondo l’accusa, per sbrigare le loro faccende personali a scapito del servizio pubblico. Notizia certamente non nuova per gli innumerevoli casi succeduti negli ultimi anni a livello nazionale. Ciò nonostante questi avvenimenti hanno scosso e diviso l’opinione pubblica in un comprensorio dove non succede nulla di rilevante, tanto che, i nostri bravi cronisti, talvolta o spesso sono costretti dalla carenza di notizie interessanti, a scrivere cose tanto ovvie ed insignificanti da non interessare nessuno. Noi tuttavia, sollecitati dai nostri affezionati lettori, abbiamo deciso di rimanere nella comoda posizione di super partes, senza dare giudizi definitivi sulla condotta degli indagati che spetta invero alla Magistratura, analizzando la tematica da un punto di vista sociologico-legislativo. Siamo così andati a sentire la vox populi andando piuttosto a curiosare con discrezione in mezzo alla gente, per poi condensare in poche righe i pareri del cittadino medio e con metodo deduttivo l’abbiamo divisi in categorie, con lo scopo di facilitarne la comprensione. La schiera dei colpevolisti è risultata abbastanza nutrita, con frecciate velenose contro gli indagati; questi hanno auspicato una condanna esemplare che sia da esempio agli altri dipendenti del settore pubblico; al contrario, gli innocentisti, gruppo ridotto , hanno giustificato gli indagati dicendo che sono fatti che possono capitare, che essi sono stati sfortunati e che comunque si tratta di brave persone. Si aggiunga la categoria degli indifferenti che hanno speso poche parole nel bene e nel male, facendo capire che non gli interessa nulla né dei fatti accaduti e né delle probabili conseguenze. Infine hanno fatto la parte del leone, la categoria degli ipocriti, tutti provenienti dal gruppo dei giustizialisti che hanno dimostrato solidarietà al cospetto degli indagati per poi abiurarla dietro le spalle. Da aggiungere a quest’ultima schiera qualche dirigente che ha fatto finta di non sapere nulla sulle abitudini dei dipendenti, promettendo tuoni e lampi contro di loro, tramite la Commissione Disciplinare Interna dell’Asp costituita da stessi funzionari dell’Azienda Sanitaria vibonese...di conseguenza “molto garantista” dei diritti e dei doveri dei propri dipendenti…!
Quest’ultimi, sempre secondo l’accusa e tornando alla premessa dalla quale siamo partiti, hanno violato le leggi e i regolamenti che disciplinano il rapporto di lavoro pubblico; essendo stati ripresi da telecamere diviene ardua la difesa penale di essi. Ma la difesa tecnica ci sarà perché obbligatoria per tutti i cittadini. Orbene noi vediamo i fatti accaduti da una prospettiva diversa, con l’esplicazione di alcuni concetti che non sono contrari alle leggi , ma che sono invece il presupposto e il corollario della nascita delle leggi. Parere il nostro che giammai può sovrastare la illegalità commessa, ma che può invero lenire gli apprezzamenti negativi dell’opinione pubblica e il libero convincimento del Giudice, dal lato morale e giuridico come esimente nei confronti dei fatti commessi. La distonia tra comportamenti e regolamenti non ci risultano tanto marcati. In verità, questi fatti solo apparentemente appaiono gravi ma invero solo per il turbamento sociale che hanno provocato nel nostro comprensorio. In realtà sono fatti di rilevanza penale lieve che riguardano l’interruzione sì di un pubblico servizio tutelato, ma che non hanno arrecato danno diretto all’utenza né causato disservizio di tipo burocratico. Abitudine a fare in quel modo da tutti risaputo: dagli altri colleghi, dai dirigenti e tollerata dal pubblico. Insomma in questa allocuzione che si condensa il nostro problema: la consuetudine che finisce di esserlo senza ancora divenire legge formale; essa improvvisamente deve abdicare di fronte all’azione penale; E’ nelle more di queste due fasi che sono incappati gli indagati. Cioè quando ancora la consuetudine è allo stato embrionale. La storia giuridica ci insegna che l’evoluzione della mentalità ha quasi sempre convertito la consuetudine in legge dello Stato. La consuetudo secondo il nostro codice civile, derivante da quello romano antico, consiste nella ripetizione costante ed uniforme di un determinato comportamento da parte di aggregato sociale, accompagnata dalla convinzione che la sua osservanza corrisponda all’osservanza del diritto. Nelle leggi anglosassoni, i dipendenti sanno di avere diritto di 2/3 pause durante le ore lavorative per potere sbrigare le loro faccende personali, si evita così preventivamente la tentazione nei soggetti di violare le normativa in vigore. In conclusione la Giustizia farà il suo corso, ma se esistesse davvero un Tribunale della Consuetudine a giudicare i dipendenti Asp serresi, essi sarebbero tutti pienamente assolti.

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Lucia di Siracusa, la Santa della Luce.

I suoi occhi miracolosi lacrimarono piogge di grano per sanare la carestia dei siracusani.

Santa Lucia in processione
Santa Lucia, è la santa dagli occhi miracolosi che, secondo talune leggende, lacrimarono piogge di grano per sanare la carestia dei siracusani. Per questo, oltre che protettrice della vista, la si vuole anche dispensatrice di doni, come avviene in Sicilia ed alcune aree del mondo, nella notte tra il 12 e il 13 dicembre. Ancora oggi, dopo tanti secoli, Lucia resta per tutti noi credenti, la Santa della Luce ( non a caso il 13 dicembre è il giorno più corto dell’anno e in alcuni paesi della Calabria la si ricorda con l’accensione dei falò ), nonché l’anticipatrice dei doni natalizi. È in Svezia che Lucia è particolarmente venerata con processioni accompagnate dalle “Lucy”, le adolescenti dal saio bianco, cintura rossa e copricapo addobbato di candele accese, che donano i lussekattor, dolci tipici, proprio come in Sicilia dove si offre la deliziosa cuccia, piatto a base di grano farro, che a Bisignano e ad Acri è detta coccia. Mentre a Siracusa, la sua città dove vi morì 1700 anni orsono, la statua della Santa viene portata a spalla da un’antica corporazione di falegnami con cappello verde e carico di ex voto a forma di occhi. In Svezia non mancano i cantastorie con i loro canti e per l’occasione l’antica ballata “ Storia di Lucia di Siracusa” che ripercorre il martirio della Santa con la stessa intensità e devozione che i siracusani le riservano ormai da secoli. Narra, la ballata, della giovane promessa in sposa ad un suo coetaneo e del voto di castità pronunciato sul sepolcro di sant’Agata, della miracolosa guarigione della madre e della decisione di donare tutto ai poveri. E il fidanzato, deluso e respinto, a denunciarla come cristiana (siamo alle persecuzioni di Diocleziano) e consegnata al martirio. E sul martirio le leggende si intrecciano numerose tra venerazione e orrore. Chi la vuole trascinata da una coppia di buoi cosparsa di pece bollente e costretta sul fuoco ardente; chi sostiene essersi salvata miracolosamente dall’esposizione in un bordello; verso il vero è chi, invece, la ritiene uccisa da una fatale pugnalata alla gola proprio mentre la giovane si strappa gli occhi per non dover guardare il carnefice. E c’è infine la versione dell’automutilazione, forse più romantica: Lucia avrebbe inviato i suoi occhi al promesso sposo, che proprio del suo sguardo si sarebbe innamorato. E del resto, l’iconografia più diffusa ce la mostra mentre porta su un piatto i suoi occhi. È, in fondo, questo il dono dell’amore e della Fede. E per questo Lucia anticipa i doni del Natale e nella fantasia infantile arriva dal cielo come Babbo Natale ma con un carretto siciliano trainato da un asinello. Alla Santa i bambini le scrivono anche letterine con l’elenco dei regali desiderati. E la modernità non ne è rimasta indifferente: basta cliccare su www.carasantalucia.it

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Domenico Calvetta
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