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Rivista Santa Maria del Bosco - Serra e dintorni

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Zungri: la città di pietra in Calabria

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zungri la citta di pietra
L’insediamento Rupestre ed il Museo della Civiltà Rupestre e Contadina.
Incastonato nella lussureggiante natura del Monte Poro, il comune di Zungri rappresenta uno dei centri più vivaci della provincia di Vibo Valentia, situato in una felice posizione geografica, a pochi Km di distanza dalle località turistiche della Costa degli Dei, Tropea Capo Vaticano e Pizzo.Occupato sin dall’Età del Bronzo, l’altopiano del Poro, conserva tracce dell’occupazione magnogreca e romana ed è stato anche interessato dal fenomeno del popolamento antropico delle grotte, che ebbe luogo in Calabria sul finire del VII secolo d. C.
Nel panorama dei rarissimi villaggi rupestri individuati lungo il versante tirrenico calabrese, l’esempio più pregevole si trova a Zungri ed è costituito dal villaggio rupestre degli “Sbariati”, localizzato in località “Fossi”.Questo sito, fatto risalire dagli studiosi all’età bizantina per la presenza di silos, è un vero e proprio ambiente antropizzato in cui ogni elemento è stato pensato e realizzato in maniera funzionale rispetto alla vita della comunità.
Visitare l'Insediamento Rupestre di Zungri è un viaggio a ritroso nel tempo. Percorrere il viale che porta alle grotte, fermarsi all’ombra e farsi incantare dal sapore arcaico dell’aria nella calura estiva è come avere la chiave per una porta magica. Semplici cose, ma vitali. E, varcata la soglia, queste piccole cose assumono un aspetto diverso. Qui è dove l’uomo ha vissuto in completa armonia con la Natura, pur con tutte le sue difficoltà. I solchi, le cavità scavate a mano nel banco roccioso e le sorgenti, portano un messaggio più complesso, più articolato. Portano visioni di uomini, che dopo una lunga e faticosa giornata nei campi in compagnia degli animali, al tramonto, si sedevano a contemplare la luce del crepuscolo, soddisfatti del giardino che stavano creando. Qui, a Zungri, alle grotte, ancora resta qualche frutto di quella Bellezza. Il tempo sembra fermarsi.
Le visioni ocra di questi ambienti così accoglienti ma così parimenti spogli, le piccole cavità con croci incise per benedire le azioni ed i pensieri, i grandi spazi con volte a cupola e lame di luce in punti precisi che rimandano ad altre terre d’Oriente ed alla storia comune del popolo del Mare ci rimandano ad un solo pensiero: ma chi è stato il primo a mettere mano? Da dove veniva e perché si è fermato? Quale blocco di arenaria è stato il primo giaciglio? E quando? Domande senza risposta di scienza ma decifrabili se lette con gli occhi dell’uomo primigenio. Riparo. Acqua. Fertilità. Luce del Sole. Se si cerca bene qualche piccolo indizio lo si trova. Nelle forme arrotondate, nei fori sul terreno, nel modo raccogliere l’acqua, nelle esposizioni delle aperture e nelle vie d’accesso si possono leggere messaggi preistorici inconfutabili. E poi, a cosa serve la conferma? L’anima per librarsi sull’ordinario non ha bisogno di scienza. Semmai il contrario.
Il nucleo centrale dell’Insediamento Rupestre si sviluppa lunga un’unica direttrice, ma tutto il complesso si sviluppa in circa 3.000 mq su un intero vallone che affaccia sul Fosso Malopara, cesellato da cavità e piccoli antri tutti ancora da scoprire. Le grotte hanno diversa forma e dimensione, sono quadrangolari o circolari., alcune dotate di copertura a cupola troncoconica con foro centrale. Esse sono mono o bi-cellulari, articolate su un piano o due livelli, con scale d’accesso scavate nella pietra. Al loro interno gli spazi presentano alcuni elementi, come nicchie o incassi scavati nella parete di arenaria per la sistemazione di mensole, che testimoniano gli usi del vivere quotidiano degli abitanti di questi luoghi. Elemento di fondamentale importanza è il sistema di canalizzazione per il deflusso dell’acqua nelle vasche di raccolta, elemento indispensabile per la sopravvivenza. L’intero sito è circondato da splendide sorgenti di acqua pura e cristallina.
L’insediamento rupestre degli Sbariati, probabilmente, datato intorno al IX-XII secolo, tendenzialmente è fatto risalire, nel suo insieme, dagli studiosi, all’età medievale o addirittura all’età bizantina. Ciò che oggi sono alcune cupole erano probabilmente dei grandi silos da cui ha avuto origine il sito rupestre. Visitando le grotte si tocca con mano il silenzio di un luogo un tempo pulsante di vita e con un pizzico di fantasia si possono immaginare gli abitatori nelle loro attività quotidiane, nei momenti di culto di ringraziamento al buon Dio per tutto quello che di buono ha offerto.
Non si può fare a meno soffermarsi a pensare come questi uomini, armati di enorme pazienza, con scalpelli e picconi, scavarono le grotte per adattarle alla loro quotidianità. Qua ci hanno vissuto, si sono dedicati alla pastorizia, all’apicultura, all’agricoltura. Un mondo che sopravvive nell’immaginazione visitando ogni grotta, ogni anfratto. Il contrasto con il nostro vivere quotidiano è forte. La sensazione è di pace assoluta. Tutto viene rivisto come in un film, nell’ammirazione di questo luogo fantastico e magico.
Accanto alla città di pietra valorizzata con accorgimenti mirati e con l’illuminazione artificiale notturna, degno di attenzione è il Museo della Civiltà Rupestre e Contadina. Esso nasce dalla volontà di conservare il ricordo di un mondo rurale purtroppo oggi ormai quasi scomparso. Questo Museo non è una semplice raccolta di oggetti, ma la rivisitazione di una cultura nel rispetto e nell’esaltazione delle radici umane, storiche e sociali di Zungri. E’ la testimonianza di un mondo contadino scandita dalle varie fasi del lavoro giornaliero che inequivocabilmente intreccia la vita dei campi con la vita domestica, con i mestieri artigiani e con la vita religiosa. E’ il monumento all’oneroso lavoro dei contadini di un tempo che hanno fatto della terra la loro ragione di vita.
L’ubicazione del Museo non è del tutto casuale. E’ situato all’ingresso del viale che porta all’Insediamento. E’ l’anello di congiunzione tra una civiltà che ha fatto propria la cultura del vivere in grotta, di monaci non solo scavatori ma anche contadini, pastori, apicultori, monaci eremiti ma anche molto eruditi che hanno portato in questi luoghi una sapiente cultura che via via hanno trasmesso alle generazioni future.
All’interno del Museo trova collocazione una Mostra di immagini e documenti del terremoto che la notte dell'8 settembre 1905 sconvolse la Calabria centro-meridionale provocando 600 morti e migliaia di feriti. Attraverso le immagini e le cronache della stampa dell'epoca si ricostruiscono i giorni del disastroso terremoto e del post terremoto. Le immagini esposte (da Illustrazione Italiana, Domenica del Corriere, Tribuna illustrata, Il Mattino, L'Ora, La Stampa, etc.) documentano gli effetti devastanti del sisma, i ricoveri provvisori dei terremotati, i primi attendamenti e la costruzione delle baracche, i soccorsi, le iniziative in solidarietà ai terremotati che in forme massicce si organizzarono in tutta Italia.
Immagini che mostrano anche, e per la prima volta, spaccati delle condizioni sociali ed economiche della Calabria d'allora, le abitazioni, i costumi, l'estrema povertà...
L’Insediamento Rupestre ed il Museo, recentemente, sono stati interessati da un intervento di valorizzazione che ha reso pienamente fruibile la vasta area con percorsi pedonali, punti panoramici, aree picnic, illuminazione notturna ed una dotazione tecnologica molto avanzata che offre un’esperienza di visita unica ed irripetibile.
Infatti nel Museo è possibile consultare un tavolo touch screen che riassume le peculiarità dell’area archeologica sottostante mentre un totem multimediale garantisce la fruibilità dei contenuti del sito web riguardanti il Museo (incluso il catalogo dei reperti) e l’Insediamento Rupestre. Tale dispositivo sarà molto utile ai visitatori con ridotte capacità motorie. Inoltre, attraverso tablet, i visitatori potranno godere delle nuove applicazioni di realtà aumentata, che regaleranno un “racconto animato”, tra il reale e il virtuale ed attraverso smartphone potrà essere scaricata l’App “Zungri”, una sorta di guida virtuale per il visitatore. Lungo il sentiero che si snoda nell’area rupestre sono presenti numerosi pannelli descrittivi sulla storia del luogo. L’insediamento rupestre degli Sbariati rappresenta un gioiello raro, che unisce tradizioni secolari e innovazione, in un susseguirsi di emozioni.

Per maggiori informazioni consultare il sito web www.grottezungri.it
Pagina facebook “Insediamento Rupestre e Museo della Civiltà Rupestre e Contadina di Zungri”
Arch. Maria Caterina Pietropaolo
Coordinatrice del Museo della Civiltà Rupestre e Contadina ed Insediamento Rupestre.
Foto di Saverio Corigliano.

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