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Rivista Santa Maria del Bosco - Serra e dintorni

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Serra San Bruno | Il Viale della Certosa... ed altro

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Viale certosa serra san brunoE’ il fiore all’occhiello della cittadina di Serra San Bruno, l’anello di congiunzione tra essa ed il monastero di Santo Stefano che ospita i monaci certosini. Da sempre caratterizzato dalle imponenti piante di pioppo che lo costeggiano e rendono piacevole il percorrerlo specialmente nei mesi estivi quando i rami pieni di foglie si intrecciano e filtrano i raggi del sole. Col tempo però le maestose piante, assolutamente prive di manutenzione e cura, esposte sia agli agenti atmosferici che all’incuria umana, si stanno diradando e quel maestoso viale sta diventando sempre di più una comune strada di transito nemmeno ben curata con asfalto precario e pista pedonale(se così può chiamarsi) piena di polvere e pietre. Ma perché deve avvenire questo!! perché non si fa nulla per evitare la fine del viale, eppure la sua sopravvivenza è importante per tutta la comunità serrese e non solo dal punto di vista sentimentale. Non è certo bello, quando si alza il vento oppure piove e fa maltempo, vedere posto all’inizio del viale un segnale di divieto di transito per il pericolo della caduta di rami, certo ciò è necessario per evitare qualche disgrazia ma sarebbe pure opportuno ed importante formare una squadra di operai specializzati che stabilmente si occupi della salvaguardia e della salute delle piante, della loro manutenzione, della loro sostituzione quando necessaria, della loro integrazione. Si potrebbe cioè salvaguardare il viale ed allo stesso tempo dare lavoro a padri di famiglia che magari sono in cassa integrazione o peggio ancora completamente disoccupati. Nella nostra cittadina poi, le alberature stradali caratterizzano non solo il viale della certosa ma tante altre vie e versano tutte in condizioni precarie, per citarne alcune: via Vittorio Veneto, che parte dallo stabile che ospitava la Pretura per arrivare sino alla fontana della Scorciatina; via Alfonso Scrivo, che parte dalle scuole elementari e sale fino ad oltre l’ospedale; la strada che dalla Certosa porta a Santa Maria del Bosco….; ci sono poi parchi, giardini, aiuole e spazi verdi come: San Rocco, Guido, Via Fiume, la Scorciatina, il parco delle rimembranze, quest’ultimo ormai quasi completamente spogliato di alberi e verde, che non versano neanche loro in buone condizioni e devono essere salvaguardati e non eliminati. Perdere tutto questo patrimonio è cosa molto grave e non ha senso per nessun serrese cercare giustificazioni trovando dei capri espiatori, la responsabilità, infatti, ricade su tutti, perché il bene comune deve essere salvaguardato da tutti e nessuno può tirarsi da parte, ogni scelta, ogni attività, ogni cambiamento, che provengano dal pubblico o dal privato, bisogna fare in modo che coincidano sempre con la salvaguardia del paesaggio, delle caratteristiche naturali del territorio, che non distruggano quello che per tanti anni ha costituito e costituisce ancora la caratteristica dei nostri luoghi. Chiudiamo per un attimo gli occhi e cerchiamo di immaginarci Serra senza il viale della Cerosa, senza gli altri viali, senza le località “Guido” e “Scorciatina” senza il Parco di San Rocco, certamente non vedremmo una bella immagine, certamente non saremmo contenti. Già vedere così, abbandonati a se stessi, questi luoghi e deplorevole, figuriamoci non averli per niente, forse pensiamo che ciò non potrà mai avvenire eppure piano piano sta già avvenendo e se non si cambia registro, se non si corre ai ripari fra pochi anni tutto sarà perduto. Qualche articolo fa mi sono occupato del parco e della Chiesetta di San Rocco, aimhè, sono passati diversi anni, ma la situazione non è affatto cambiata anzi è peggiorata e nessuno fa niente per farla cambiare, le scuse sono tante, non è chiaro a chi appartenga quel luogo (forse adesso si), non è chiaro chi deve provvedere a sanare la situazione, una cosa però è chiara, quel luogo (come tutti gli altri di cui abbiamo parlato) appartiene almeno moralmente a tutti i serresi e tutti dobbiamo darci da fare perché non muoia.

Domenico Calvetta
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