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Rivista Santa Maria del Bosco - Serra e dintorni

Gioacchino Giancotti
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Appello a Benedetto Musolino | Intervieni per Mongiana e Serra.

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“Gentilis.o  Cavaliere, Colgo l’occasione per ringraziarvi di avere accolto la mia preghiera circa lo Stabilimento di Mongiana, e speriamo che la Commissione prenda in considerazione la cosa per sollevare quella popolazione, quella di Serra, e le altre circonvicine che da quella fabbrica traevano tanta ricchezza”.

La lettera è datata 12 aprile 1873 ed è firmata da Enrico Gagliardi, sindaco di Monteleone, che ringraziava  Benedetto Musolino, eletto deputato della sinistra nelle elezioni del 1861, per l’interessamento profuso a favore dello stabilimento siderurgico calabrese .  Sappiamo che, purtroppo, le cose non andarono nel senso voluto e la fabbrica successivamente venne chiusa.E la chiusura fu un duro colpo per l’economia delle popolazioni  calabresi, perché il complesso siderurgico di Mongiana era un’industria notevole che con l’indotto dava da vivere ad un’area che dalle Serre comprendeva la costa ionica attorno a Monasterace e quella tirrenica attorno a Pizzo.Il declino della ferriera di Ferdinandea fu dovuto prevalentemente alle decisioni politiche del Governo post-unitario che era culturalmente lontano dal meridione . Altre cause della  crisi sono state indicate dall’ingegnere governativo Giordano  che scrisse: “Gli stabilimenti siderurgici delle Calabrie  erano nati come industria statale e, fortemente protetti dal governo borbonico avevano lavorato sulle commesse militari. Il loro sviluppo dopo le innovazioni introdotte dal potere napoleonico era stato lento e stentato, sia per la poca cura che vi avevano posto le autorità borboniche, sia per la discontinuità delle commesse” ( G. Cingari, Storia della Calabria dall’Unità ad oggi”- Ed. Laterza Bari, 1983). Il Deputato Corapi confessò agli elettori di Serra San Bruno che avrebbe voluto far risorgere lo stabilimento, ma ciò non era possibile perché  ogni anno vi erano forti perdite per lo Stato; quindi sostenne la necessità di affidarlo all’industria privata. Prevalse infine la tesi secondo la quale il popolo calabrese è agricolo ……e anche a dargli mille fabbriche non saprebbe cosa farne, vivendo in parte dove non potrebbe vendere i suoi prodotti”.Alla fine  fu venduto all’ex deputato garibaldino Achille Fazzari.Non mi soffermo oltre sull’argomento, che è stato affrontato con ricchezza di particolari  da  storici, anche locali;  penso invece di far cosa gradita ai  lettori di questa rivista soffermandomi sulla figura di Benedetto Musolino. Chi era questo deputato, a cui il Sindaco di Monteleone, Enrico Gagliardi, si era rivolto per raccomandagli le ferriere di Mongiana ? Ragguardevoli studiosi di storia come Paolo Alatri, Giuseppe Berti, Saverio di Bella, lo ritengono una delle più  importanti figure di patriota e rivoluzionario del Risorgimento che la Calabria abbia mai conosciuto.Nacque a Pizzo l’8 febbraio del 1809, eppure non è molto noto poiché ebbe, forse, la sfortuna di esser contemporaneo di alcuni grandi personaggi, i cosiddetti “Padri della Patria”, come Mazzini, Cavour, Garibaldi  . E con essi egli si confrontò, a volte anticipandoli per larghezza di vedute e acume d’ingegno. D’altra parte non possiamo meravigliarci, se il nostro personaggio è conosciuto da una cerchia ristretta di persone, poiché la storia italiana è solita guardare agli uomini e alle loro vicende partendo dal nord della penisola ; e la  Calabria si trova in fondo allo  stivale. Benedetto crebbe in una famiglia giacobina che pagò con il sangue l’avversione alla monarchia borbonica:il padre Domenico fu ferito dalle bande sanfediste del cardinale Ruffo nel 1799; e nel 1848 dopo la restaurazione borbonica fu ucciso, assieme al figlio Saverio, dalle truppe del generale Nunziante e la casa di Pizzo gli fu devastata e saccheggiata.Studiò dapprima a Monteleone, quindi si trasferì a Napoli tra il 1829 e il 1830 iscrivendosi alla facoltà di giurisprudenza e coltivando gli studi filosofici già intrapresi sotto la guida del medico e filosofo calabrese Onofrio Simonetti.Dotato di un’intelligenza spiccata ed anticonformista fu arrestato il 13 maggio 1830 con l’accusa di liberalismo e dopo poco tempo fu scarcerato.Recatosi nel 1832 in Egitto, in Palestina e a Costantinopoli  sulla base di quella esperienza scrisse “Gerusalemme e il Popolo ebreo” nel quale preconizzava-con straordinario anticipo su qualificati esperti- la costituzione dello stato ebraico.Tra il 1832 e il 1834 fondò la setta dei “Figliuoli della giovine Italia” in aperta polemica con “La giovine Italia” di Mazzini che  lo definì ateo, materialista e comunista. Benedetto Musolino nella sua opera principale dal titolo “Giuseppe Mazzini e i rivoluzionari italiani”accusò il rivoluzionario genovese d’incapacità organizzativa e del fallimento dei moti carbonari.Pur demolendo la figura del Mazzini gli riconosce il merito di aver capito la natura nazionale-unitaria dei moti italiani e il merito di averli costantemente fomentati. Come hanno avuto modo di affermare gli specialisti della materia (Paolo Alatri, Giuseppe Berti, Saverio Di Bella ) mentre il Musolino si nutriva d’idee materialiste, positiviste ed illuministiche, il Mazzini coltivava un  misticismo romantico il cui programma politico si compendiava nel motto: Unità e Repubblica, Dio e Popolo. Secondo il Mazzini  - e questo concetto aveva il valore di una religione- ogni popolo deve compiere la sua missione in seno all’umanità, deve servire la volontà di Dio, che è volontà di progresso, deve quindi essere libero d’insorgere contro ogni tirannia ed oppressione.Le idee del Mazzini si diffusero tra gli intellettuali  e negli ambienti cittadini ed operai lasciando fuori le popolazioni rurali. L’obiettivo principale della setta del Musolino era il perseguimento dell’unità d’Italia; il fine ultimo era “lo svolgimento finale del problema umanitario” e cioè la riforma sociale; questo obiettivo veniva rivelato solo agli affiliati di 2°grado.I tratti salienti della sua azione sono scolpiti nella lapide dedicatagli nella sua città, ove  gli vengono riconosciuti i meriti di aver combattuto per l’emancipazione delle plebi, della donna, degli ebrei, per la bonifica del Mezzogiorno, per la pace universale, per una costituzione comune a tutti i popoli che sanzionasse libertà, uguaglianza e progresso civile. Benedetto Musolinò condusse non solo una lotta politica, ma partecipò  a molte azioni militari contro i borboni e fu preso e arrestato più volte ;la sua setta fu sciolta dopo un arresto avvenuto nel 1837. Dopo la caduta della Repubblica romana del 1849 fu costretto a rifugiarsi prima in Piemonte e poi in Francia, ove visse miseramente per dodici anni impartendo lezioni d’italiano.Fu tra i primi durante la spedizione dei Mille del 1860 ad attraversare lo stretto di Messina e ad approdare, per   incarico  di Garibaldi - che lo insignì del grado di Colonnello brigadiere- sulla costa calabrese.Già prima di Garibaldi nel 1859 aveva proposto a Cavour una spedizione nel meridione per l’unificazione dell’Italia ma il Cavour non accolse il suo progetto. Copiosa per scritti e discorsi fu anche la sua azione nel Parlamento e alle elezioni del 1861 sostenne che l’Italia, unita geograficamente, doveva esser unita moralmente dovendo l’unità morale e politica precedere quella geografica per ottenere il rispetto dello straniero.In questa posizione si può scorgere un orientamento nazionalistico che andava prendendo corpo in quegli anni. Sostenne anche l’autodeterminazione delle popolazioni locali che devono essere sottratte all’azione paralizzante di un governo centrale. Si soffermò anche sulla necessità di riforme dell’ordinamento giudiziario e del sistema economico e finanziario, sostenendo imposte sulla proprietà e sul capitale e non sul nudo lavoro.Questi brevi note non hanno la pretesa di dire tutto del personaggio che ha una valenza sopranazionale, – e come potrebbero? -, ma hanno lo scopo di stimolare la curiosità dei lettori spingendoli  ad approfondire l’argomento. Grazie a Benedetto Musolino, la Calabria può dire di aver dato un contributo non solo di sangue al nostro Risorgimento, ma di aver partecipato anche all’elaborazione dottrinale che è stata alla base dei movimenti risorgimentali (“Benedetto Musolino nella corrispondenza privata” di AA.VV.)-

 

 

 

 

Domenico Calvetta
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