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Rivista Santa Maria del Bosco - Serra e dintorni

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Serra: La vera storia della Madonna dell’Assunta di Spinetto. Nuovi documenti.

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Madonna Assunta spinetto Serra BN
E’ stato recentemente pubblicato un mio saggio sulle statue lignee serresi per la rivista d’arte calabrese “Esperide”. Diverse novità sono venute alla luce dall’Archivio di Stato di Catanzaro e dall’Archivio della Certosa: dalle biografie più approfondite degli scultori al catalogo più completo delle loro opere. Tra quelle più rilevanti c’è la ricostruzione della storia della Madonna dell’Assunta di Spinetto che merita di essere conosciuta e divulgata ad un pubblico più vasto.

Non sono giunte fino a noi testimonianze relative a lavori di scultura lignea serrese nel XVII secolo: dando credito alla testimonianza della Platea le statue lignee prodotte in quegli anni provenivano da Lucca: «La statua del nostro Protettore S. Biagio a mezzo busto, veramente bella fu costruita in Lucca dalla pietà degli antichi nostri Compaesani. Ugualmente che quella del Rosario, ch’è la sola Testa e Mani, e l’altra di S. Francesco di Assisi, la quale non è ben tenuta per mancanza di cura. Come anche in Lucca fu costruita quella dell’Addolorata, che veneriamo nella Congregazione di tal nome e il Bambino, che abbiamo nella Chiesa Madre». A queste notizie oggi se ne può aggiungere un’altra relativa alla statua lignea dell’Assunta custodita nel rione Spinetto, fino ad oggi creduta da molti di manifattura napoletana, con la quale, in effetti, presenta molte consonanze: fu attribuita, sulla base di confronti stilistici a Domenico Di Venuta (Bagnoli Irpino, 1687 – 1744), scultore legato al linguaggio e ai modi stilistici di Giacomo Colombo (Este, 1673 – 1731) di cui fu allievo e collaboratore, o allo scultore napoletano Carmine Lantriceni o Lantricine (not. 1719 – 1760) sulla base della rilettura di un documento d’archivio già ritenuto riferibile a Serre in provincia di Avellino.

Un recente ritrovamento nell’archivio della Certosa di Serra San Bruno rimette però tutto in discussione. Si legge in calce ad un foglio cucito in uno scartafaccio d’appunti che dovevano servire ad un monaco, Dom Ippolito Duvivier, per riscrivere nel 1904 la storia della Certosa, dopo aver raccolto le testimonianze dei certosini più anziani e in particolare di Dom Francesco Maria Ciano, all’epoca Priore di Trisulti, che aveva ricoperto la stessa carica a Serra dal 1883 al 1891: «M’hanno detto che Lei sapeva donde veniva l’Assunta che si venera in Spinetto e che l’aveva letto in un manoscritto serbato qui nella certosa. Favorisca indicarmelo. - La Statua dell’Assunta fu comprata da un Priore di qui ritornando dal Capitolo Generale a Lucca, e fu portata nella nostra Grancia di Galati, da lì a S. Maria, ed all’epoca della soppressione del 1806 fu data alla chiesa di Spinetto».  Questa notizia colloca la statua in un ambito nuovo, quello lucchese, ancora tutto da studiare nei suoi rapporti con la committenza serrese anche se è evidente ci siano stati contatti tra i certosini di Serra e quelli di Farneta. Non vi sono dubbi altresì che gli scultori lucchesi abbiano avuto influenza indiretta, anche in epoche successive, sulla produzione degli artigiani locali. 

La statua dunque, si trovava a Gagliato, dove ancora si vedono i ruderi della grangia certosina. Per la verità il primo a collocarla in ambito lucchese fu Silvano Onda, pur non essendo a conoscenza del documento sopra riportato.

Trascrivo, pure, perché di notevole interesse, la sintetica ricostruzione delle controversie sorte in merito al possesso della statua tra i due quartieri del paese, Spinetto e Terravecchia: “Don Francesco Ciano disse che l’Assunta dello Spinetto era prima del terremoto, a S. Maria del Bosco: poi fu portata a Galati grangia nostra verso Soverato quando Spinetto divenne villaggio dopo il terremoto andarono a pigliarla la Madonna a Galati per la loro chiesa e don Ciano mi ha detto a me nel 1900 che per conservare il ricordo di quella possessione nostra dell’Assunta fece domande alla congrega dello Spinetto che nella loro tanto celebre processione del 15 agosto per riconoscer che quell’Assunta venia dalla Certosa, la processione sarebbe venuta fin al convento, quasi per render omaggio ai loro benefattori. Poi D. Ciano andò a Trisulti e l’accordo non venne a capo. D. F. Ciano ottenea quanto voleva da questa gente serrese, egli dicevo loro: «noi parliamo la stessa lingua, siamo dello stesso paese, dobbiamo vivere d’accordo».  Altri dicono che l’Assunta fu data a S. Giambattista chiesa della congrega dell’Assunta di Serra dal Padre D. Paolo Arturi penultimo Priore Abbate di S. Stefano. Veniva o no da S. Maria quella Madonna dell’Assunta? Gli uni dicono di sì gli altri di no. Nondimeno ecco la sua storia: dopo il terremoto molti di Serra vennero a stabilirsi nelle baracche in quello terreno oggi Spinetto. Fecero anche una cappella di legno e portarono con seco l’Assunta, ma i propri serresi rivendicarono i propri diritti sulla statua, indi di qua di là la questione si faceva terribile fra loro. In quel calor la Madonna fu nascosta dal cugino del nostro barbiere De Francesco il cui nome è Palombo la di cui casa era vicina alla chiesa a poco a poco la tranquillità si fece tra i due paesi e l’Assunta venne riportata alla chiesa di legno dello nuovo Spinetto. Questo e altro avvenimento fu il principio di quell’antipatia che signoreggia fra le due congreghe dell’Assunta, anzi tra le due popolazioni ”.

Le novità dunque sono tante. Sarebbe bello trovare il nome dello scultore: l’Archivio di Stato di Lucca attende una nostra visita.

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