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Rivista Santa Maria del Bosco - Serra e dintorni

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San Bruno: Patrono d’Europa e dell’unità europea.

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In questi giorni la stampa e il Web lancia un appello chiedendo documenti e testimonianze riguardanti la figura del Cardinale Carlo Maria Martini.

Cardinale Martini famiglia Cristiana
NOTA
: Carlo Maria Martini (Torino, 15 febbraio 1927 – Gallarate, 31 agosto 2012) è stato uncardinale e arcivescovo cattolico italiano. Biblista ed esegeta, è stato arcivescovo di Milano dal 1979 al2002. Oltre ad essere stato un uomo di cultura teologica fu anche uomo del dialogo tra le religioni, acominciare dall'ebraismo, i cui fedeli amava definire “fratelli maggiori”. Fu soprannominato: Ilcardinale del dialogo. (da Wikipedia)

Per i giovani serresi, e per quanti non hanno vissuto quei giorni, riporto  brani e documenti di quella ricorrenza che onora il nostro San Bruno, la nostra Comunità Certosina e il nostro Paese.
Il 2001 ricorreva il nono centenario della morte di San Bruno e, a chiusura dell'anno celebrativo, Papa Paolo II, con lettera pontificia mandò a Serra San Bruno il suo “inviato speciale” nella persona del cardinale Carlo Maria Martini. (di seguito si allega brano della lettera conservata negli archivi del Vaticano):

Foto del cardinale Marini a Santa Maria

Da ricordare e tramandare ai posteri è il seguente discorso del Cardinale Carlo Maria Martini, pronunciato nella Celebrazione Eucaristica di quel giorno -6 ottobre 2001- dal palco allestito sulla spianata di Santa Maria del Bosco, di fronte al laghetto ove figura immersa la statua del santo in atteggiamento di preghiera: - “Bruno è un santo europeo, che precorre per così dire l’unità dell’Europa. Nato a Colonia, insegna a Reims, in Francia, e diventa Rettore dell’Università. All’età di 50 anni fonda, sempre in Francia, la Chartreuse, quindi viene in Italia, a Roma, e poi in Calabria: in questi luoghi termina i suoi giorni, dopo aver dato vita a una nuova forma di vita monastica. È bello pensare come i santi, in tempi da noi lontani, giravano l’Europa trovandosi ovunque a casa loro, sentendosi sempre a loro agio, senza frontiere. Noi stiamo cercando di realizzare negli ultimi decenni il grande disegno di un’Europa senza frontiere, di un’Europa in cui ciascun popolo e ciascuna città mantengano la propria identità, ma uniti dalla solidarietà nel difendere la dignità umana e la pace. San Bruno potrebbe certamente essere considerato, con i santi Benedetto, Cirillo e Metodio, patrono d’Europa e dell’unità europea.” È grande l’emozione e trepidazione che provo, carissimi fratelli e sorelle nel Signore, nel vivere con voi questo momento solenne di spiritualità, di preghiera e di fede, anche perché mi trovo qui come
Inviato speciale del santo Padre, non solo come pellegrino. Devo quindi rappresentare con le mie parole l’animo del Papa, la sua benevolenza, la memoria gioiosa che conserva del suo viaggio pastorale in questa terra nell’ottobre 1984, il suo amore per voi e la sua devozione per san Bruno.Saluto e ringrazio cordialmente anzitutto l’Arcivescovo di Catanzaro Squillace, Monsígnor Antonio Cantisani, per l’invito che mi ha rivolto qualche tempo fa. L’affetto e la stima che nutro verso questo mio confratello mi ha spinto ad accettare il suo amabile invito, e lo ringrazio per le parole di bontà con cui mi ha accolto. Come pure ringrazio la Certosa e il Priore per la loro affabile ospitalità. Desidero inoltre salutare e ringraziare tutti gli Arcivescovi e Vescovi Eparchi di Calabria; voglio ringraziare le autorità che fin da ieri sera mi hanno attestato quella squisita ospitalità che è patrimonio vivo della vostra terra. Saluto e ringrazio cordialmente tutti i sacerdoti e diaconi, religiosi e religiose presenti. Saluto e ringrazio ciascuno di voi, membri del popolo di Dio, che avete una forte tradizione di spiritualità, di religiosità, di fede; una tradizione della quale godiamo anche a Milano, dove risiedono numerosi vostri conterranei e concittadini, e ci auguriamo che la loro carica di spiritualità e di religiosità sappia opporsi al gelo dell’indifferenza e della secolarizzazione. Dunque, come arcivescovo di Milano, mi sento in comunione con voi e partecipo intensamente alla celebrazione che ci ha riuniti. Celebriamo infatti il dies natalis di san Bruno, avvenuto il 6 ottobre 1101 in questo luogo silenzioso. I contemporanei hanno descritto il passaggio del santo fondatore della Certosa dalla vita mortale alla vita eterna con parole sacre, tratte dal vangelo di Giovanni, e ricordate nel Messaggio dei Vescovi calabresi: Bruno “sapendo che era giunta per lui l’ora di passare da questo mondo al Padre, convocò i suoi fratelli e ricordò tutte le tappe della sua vita. Poi espose, con un ampio e profondo discorso, la sua fede nella Trinità”. Commentano i Vescovi: “Come un bambino che si addormenta nelle braccia di suo padre, Bruno si abbandona al Padre rimettendo un’ultima volta nelle sue mani tutta la sua vita, le sue opere, la sua anima”. E il documento antico continua: “La domenica successiva quell’anima santa fu sciolta dalla carne”. Questo evento di 900 anni fa noi ricordiamo con devozione e con amore. Vorrei lasciarmi ispirare dalle letture bibliche che sono state proclamate per poi passare a una riflessione più globale sulla figura di san Bruno; successivamente cercheremo di cogliere il messaggio che oggi viene consegnato ai monaci certosíni, a voi conterranei del santo, che continuate ad amarlo e a venerarlo, e alla Chiesa universale. "Ricordati" La prima lettura, dal libro del Deuteronomio (8,2-5), inizia cosi: “Ricordati di tutto il cammino che il Signore tuo Dio ti ha fatto percorrere”. È un invito al popolo di Israele di rileggere il suo passato, scoprendo in esso la provvidenza di Dio e l’amore con cui il Signore lo ha condotto anche attraverso sentieri difficili. Questa parola è detta oggi a voi: ricordatevi del cammino che il Signore vi ha fatto percorrere in 900 anni, come vi è stato vicino mediante la presenza dei Certosini e della Certosa - momenti di gioia e di dolore, momenti di costruzione e di distruzione. Sempre il Signore ha trionfato, e la vostra fede, sostenuta dalla forza dello Spirito, ha vinto e continua a vincere. Molte delle realtà di 900 anni fa sono scomparse, sono state dimenticate, ma la Certosa è vivente, è ancora un forte segno di spiritualità, segno della fede e dell’amore con cui avete accompagnato, protetto, difeso, aiutato questa presenza straordinaria di Dio in mezzo a voi. Attendere, aspettare Della seconda e della terza lettura sottolineo una parola significativa, ricca di simboli e di insegnamenti:aspettiamo, attendiamo. Nel testo tratto dalla lettera ai Romani (8,22-30), san Paolo afferma: “Gemiamo interiormente aspettando l’adozione a figli” e ripete: “attendiamo con perseveranza” quello che speriamo. La pagina del vangelo di Luca (12,35-40) parla di coloro che “aspettano il padrone per aprirgli subito, appena arriva e bussa”. “Aspettare, attendere” è una parola chiave della spiritualità certosina. Il Papa, ricalcando l’insegnamento di san Bruno, ha descritto i Certosini come coloro che “in una perseverante
vigilanza attendono il ritorno del loro Signore”. E lo attendono con speranza, quella speranza che ritma il brano di san Paolo: “Nella speranza siamo stati salvati”, “ciò che si spera, se visto, non è più speranza”, “speriamo quello che non vediamo”. Di speranza e di attesa il mondo di oggi ha un immenso bisogno. Siamo in un tornante grave della storia umana; dopo decenni in cui ci sembrava di godere di pace e di sicurezza, ci ritroviamo in un momento di insicurezza e di timore. Solo l’attesa con speranza della pienezza della manifestazione di Gesù può sostenere i nostri cuori in questi giorni difficili. Ed è confortante pensare che 250 Vescovi rappresentanti degli episcopati di tutto il mondo sono riuniti a Roma, insieme col santo Padre - li ho lasciati per venire da voi -, per un mese intero nel desiderio di riflettere sul “Vescovo, segno di speranza”. Vi chiedo anzi di pregare perché questo Sinodo universale sia davvero segno di speranza per la Chiesa e l’umanità intera, in un momento grave e difficile della storia contemporanea. La figura di san Bruno *Bruno è un santo europeo, che precorre per così dire l’unità dell’Europa. Nato a Colonia, insegna a Reims, in Francia, e diventa Rettore dell’Università. All’età di 50 anni fonda, sempre in Francia, la Chartreuse, quindi viene in Italia, a Roma, e poi in Calabria: in questi luoghi termina i suoi giorni, dopo aver dato vita a una nuova forma di vita monastica. È bello pensare come i santi, in tempi da noi lontani, giravano l’Europa trovandosi ovunque a casa loro, sentendosi sempre a loro agio, senza frontiere. Noi stiamo cercando di realizzare negli ultimi decenni il grande disegno di un’Europa senza frontiere, di un’Europa in cui ciascun popolo e ciascuna città mantengano la propria identità, ma uniti dalla solidarietà nel difendere la dignità umana e la pace. San Bruno potrebbe certamente essere considerato, con i santi Benedetto, Cirillo e Metodio, patrono d’Europa e dell’unità europea. *È anche un santo completo, ricco di carismi: cristiano esemplare, è stato studioso, teologo, pastore e consigliere di pastori, contemplativo. Da teologo ha servito la Chiesa nell’insegnamento e nella formazione di studiosi; chiamato a Roma dal suo antico alunno, diventato papa Urbano II, lo aiuta nel servizio pastorale di tutte le Chiese; nella Chartreuse e a Serra di Calabria cerca Dio solo, distinguendosi per la sua tensione spírituale. Come ricordava l’Arcivescovo Monsignor Cantisani, Bruno ha vissuto un grandissimo amore per la Chiesa da costruire, da edificare, da sostenere e per la quale intercedere incessantemente nella preghiera. *È il santo della contemplazione, e soprattutto per questo aspetto è passato alla storia ed è giunto fino a noi. È il santo del primato assoluto di Dio, di Dio amato sopra ogni cosa, di Dio cercato e gustato nel silenzio contemplativo. Nel silenzio accoglieva e viveva la Parola, nel silenzio la irradiava. *Perciò è stato un testimone coraggioso della verità. Non ha esitato a richiamare i pastori aì loro doveri di amore alla Chiesa, di povertà e di fedeltà al Signore. Ha pagato di persona per il suo coraggio, ma ha continuato a servire la verità pur nei problemi e nelle difficoltà della Curia romana. Infine, dal silenzio della Certosa ha detto sempre la verità ai suoi fratelli, senza compromessi e insieme con grande tenerezza e amore. Davvero la carità e la verità erano in lui una sola cosa. * È un santo che ha cercato sempre la solitudine, non come fuga o disprezzo del mondo. Le sue lettere attestano un profondo amore verso i fratelli e verso la Chiesa universale, e anche un senso profondo per la bellezza del creato, per lo splendore di questi luoghi che descrive con parole appassionate. Ha cercato la solitudine semplicemente per essere sempre di più nel cuore della Chiesa e del mondo. Il messaggio di san Bruno Di fronte a una figura tanto alta, tanto eccelsa e ricca di carismi, ci domandiamo che cosa dice oggi, in questo inizio del nuovo millennio, ai Certosini, a noi suoi devoti, alla Chiesa. San Bruno evoca il senso della vita certosina per la Chiesa universale, espresso dal Papa nel messaggio che è stato letto e, più ampiamente, nella Lettera del maggio scorso al Ministro generale dei Certosíni: “Voi siete nel cuore della Chiesa” - e io lo ripeto a tutti i monaci nel nome del santo Padre - “siete quei forti che combattono per il regno di Dio e che hanno un messaggio da dare a
tutto il mondo. Voi non avete soltanto da richiamare e da raccontare una storia gloriosa di 900 anni, ma avete da costruire per il futuro una storia grande. Guardate all’avvenire, dove lo Spirito vi invia per fare, per mezzo vostro, cose ancora più grandi”. E vorrei citare come rivolte ai Certosini le parole del Papa nella Novo millennio ineunte: “‘Duc in altum!’, gettate al largo le reti ... andate avanti con speranza nell’oceano vasto del terzo millennio”. La vostra missione contemplativa di intercessione, di silenzio e di preghiera è e sarà sempre essenziale per la Chiesa di oggi e di domani. A voi, fedeli devoti di san Bruno, pellegrini, concittadini di questo grande santo, viene consegnato un messaggio di preghiera e di fede. Come dicono i vostri Vescovi delle Chiese in Calabria, “anche quando si è nella notte più oscura, rimane nel profondo del cuore un desiderio nascosto, un qualcosa che chiama verso il cielo. È proprio in questo che Bruno si rivela più vicino alla fede schietta e semplice, spesso sofferta, della gente di Calabria e ci spinge perciò a non abbandonare o dimenticare la preghíera: non quella occasionale, che cerca e chiede interventi straordinari di Dio, ma quella che accompagna tutto lo scorrere dei giorni e fa che Dio non resti una bella parola, o un’idea astratta, o al più un passeggero sentimento, ma sia la presenza d’amore e di luce che dà senso ed interpreta tutti i colori, chiari o scuri. di cui la nostra vita è come intessuta”. La vostra preghiera, la vostra religiosità è importante sia per voi sia per la Chiesa italiana e il mondo intero. Carissimi amici e devoti di san Bruno, avete un grande messaggio da portare. C’è un secondo messaggio specifico per voi, richiamato nella lettera dei Vescovi: quello della libertà. Un messaggio che continua ad avere il suo peso e che va in qualche maniera rínnovato, “non sottovalutando le nuove forme di schiavitù che emergono più sottili e subdole” - la schiavitù del consumismo, della indifferenza, del denaro e del successo. “Tutti noi credenti ci sentiamo invitati da Bruno a trovare in Cristo la misura di ogni autentico e vero bene”. È questa libertà dai condizionamenti che vi viene raccomandata. Infine mi interrogo sul messaggio per l’intera Chiesa, che nasce dalla nostra celebrazione. In proposito mi piace utilizzare ancora alcune parole del Papa nella splendida lettera Novo millennio ineunte, là dove pone la domanda: “Non è forse compito della Chiesa riflettere la luce di Cristo in ogni epoca, farne risplendere il volto anche davanti alle generazioni del nuovo millennio?”. Egli ci esorta a far risplendere per gli uomini del terzo millennio il volto di Gesù. E commenta: “La nostra testimonianza sarebbe, tuttavia, insopportabilmente povera, se noi per primi non fossimo contemplatori del suo volto” (n.16). Per questo il II capitolo della bellissima lettera è dedicato a contemplare il volto di Gesù. E la Chiesa italiana, nel documento programmatico dal titolo Comunicare il Vangelo in un mondo che cambia, guardando al decennio che abbiamo davanti insiste per un intero capitolo sulla contemplazione del volto di Gesù. Ecco la grande missione affidata alla Chiesa: far risplendere il volto misterioso, mite e umile di Cristo in un mondo che fatica a comprenderlo. Aggiunge il Papa: “La contemplazione del volto di Cristo non può che ispirarsi a quanto dice di lui la sacra Scrittura”. Dobbiamo contemplare il volto di Gesù leggendo la Scrittura, a partire dal vangelo, in un clima di silenzio e di preghiera. Però “alla contemplazione piena del volto del Signore non arriviamo con le sole nostre forze, ma lasciandoci prendere per mano dalla grazia. Solo l’esperienza del silenzio e della preghiera offre l’orizzonte adeguato in cui può maturare e svilupparsi la conoscenza più vera, aderente e coerente, di quel mistero che ha la sua espressione culminante nella solenne proclamazione dell’evangelista Giovanni: ‘Il Verbo si fece carne’” (n.20). Tutto ciò non è concepibile “che a partire da un rinnovato ascolto della parola di Dio”. Per tutti i cristiani, non solo per i monaci o per i preti, è necessario “che l’ascolto della Parola diventi un incontro vitale nell’antica e sempre valida tradizione della lectio divina, che fa cogliere nel testo biblico la parola viva che interpella, orienta, plasma l’esistenza” (n.39). Posso dire che nella mia esperienza più che ventennale di Vescovo di Milano, ho visto accadere cose meravigliose dal contatto con la parola di Dio. Quanti giovani si sono sentiti interpellati dalle pagine dei vangeli meditate nel silenzio! Quanti hanno trovato la strada verso la fede e verso la
consacrazione piena! Quante persone sofferenti hanno compreso il senso del loro dolore grazie alla Parola! Quante donne e quanti uomini scoraggiati hanno ripreso forza nel cammino anche di servizio caritatívo e civile alla società, per costruire la civiltà dell’amore! Nei momenti trepidi che stiamo vivendo abbiamo molto bisogno di meditare la parola di Dio, perché ci infonda conforto e coraggio, perché ci renda capaci di essere servitori instancabili della pace, di attutire i conflitti che insanguinano il mondo, in particolare la terra di Gesù, di vivere da figli di Dio. Affido queste intenzioni alla Madonna. da secoli invocata qui come Madre, e a lei ripeto: “Donna, ecco i tuoi figli, ecco coloro che Gesù ti ha affidato”. Insieme con Maria cammineremo su strade di pace. Serra San Bruno, 6 ottobre 2001.

(Girolamo Onda - febbraio 2017)

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