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Giovanni Francesco Conty: una storia nelle Reali Ferriere di Mongiana.

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Mongiana piazza fabbrica darmi
Per molteplici ragioni, storiche, economiche, militari e sociali, l’industria metallurgica di Mongiana, è stata al centro dell’interesse di studiosi del settore. Nata per la presenza di materiale ferroso situato nelle vicine montagne di Stilo e Pazzano, essa si era trasformata nel 1771, da itinerante quale era stata per secoli, in stanziale; una necessità originata dalle difficoltà derivanti dalla frequente mobilità a cui erano sottoposte le strutture precarie in legno di cui era costituita e che erano allocate per altro, lontane da centri abitati , in boschi selvaggi e destinate ad essere rimosse, quando questi si esaurivano. A questi problemi si aggiungeva il pericolo dei briganti che, consci della presenza nelle baracche di grandi quantità di viveri, le prendevano d’assalto, c ausando morti e feriti. Si cominciava anche a comprendere che una ferriera non più itinerante avrebbe comportato un più efficace adeguamento alle tecnologie più sofisticate , un’organizzazione delle strutture, stalle per i muli e cavalli,magazzini per il cibo, più razionale e salutare ed anche una qualità di vita migliore per le maestranze.
La ferriera di Mongiana fu costruita quindi con materiali solidi, ai limiti di una estesa pianura, in un territorio disabitato, in cui si ergeva una Chiesa costruita dal Marchese di Arena nel 1700, per i contadini stagionali che accudivano il suo bestiame e dedicata alla Madonna delle Grazie. La scelta del territorio in cui avrebbe dovuto sorgere fu determinata da felici circostanze, quali la vicinanza di miniere di ferro situate nei monti di Pazzano e di Stilo,la presenza di un fiume, l’Allaro, con una discreta portata d’acque quale risorsa energetica per le officine, nonché la possibilità di raggiunge soprattutto in estate i l porto di Pizzo in cui collocare i magazzini che ospitavano i prodotti della ferriera, soprattutto armi e bombe di cannone destinate all’Artiglieria borbonica e fatti imbarcare alla volta della capitale Napoli.
La complessità di tale struttura ed i fini che si proponeva ,comportava l’esistenza a monte di un’organizzazione che non è esagerato definire speciale, che avrebbe portato alla scelta di Mongiana quale sede definitiva dell’industria metallurgica , la nascita nel tempo di un agglomerato di abitazioni ( oggi l’odierno Paese di Mongiana ), e che si sarebbe avvalsa di un Amministratore nominato dal Governo del Regno , particolarmente capace e lungimirante.
Si trattava di Giovanni Francesco Conty, uno spagnolo stabilitosi a Napoli, Amministratore generale delle Regie ferriere che resse per un ventennio con un’operato ricco di luci ma anche di ombre, fino alla sua morte avvenuta nel 1790; gli successe il figlio Massimiliano. Di Giovanni Francesco Conty, per l verità si sa ben poco, almeno prima del suo incarico nelle lontane Calabrie; si conosce solo che dalla natia Spagna si era trasferito a Napoli, ove probabilmente si era sposato. E’ facile immaginare che abbia accettato l’incarico senza molto entusiamo, per lontananza dei luoghi da Napoli, situati in zone selvaggie, sia dal punto ambientale che umano. Doveva però possedere un carattere audace, sufficientemente duro per affrontare maestranze inselvatichite dalle lunghe permanenze nei boschi, lontani dal paese di origine e dalle loro famiglie.
Cosa lo spinse in questa avventura? Forse la sete di potere; era pur sempre un Amministratore generale con ampi poteri; indubbiamente doveva avere, per essere stato scelto, esperienze nel settore metallurgico e nutriva forse la speranza di guadagni facili che supponeva e che forse si realizzarono.
Non a caso, il figlio Massimiliano che lo sostituì nell’incarico di Amministratore alla sua morte nel 1790, con uno stipendio di cento ducati al mese, potè permettersi, grazie anche al capitale ereditato dal padre, di sposare sua figlia ad un nobilotto di Cariati promettendo nell’atto notarile,una dote di 3000 ducati, più altri 1000 se avesse avuto dal Governo un altro incarico più dignitoso e remunerato; ma più significativo appare un prestito che egli concesse,dietro un interesse elevato ,di 9000 ducati
Si deve a Francesco Conty comunque , la stesura di un piano di sviluppo dello stabilimento delle ferriere, fino ad allora in uno stato di degrado, e poco produttive,anche per gestioni utilitaristiche di affitta tori incapaci o con pochi scrupoli e anche per gli impianti obsoleti. Piano di sviluppo subito accettato dai Borboni e che prevedeva la nascita dello stabilimento stanziale di Mongiana, che fu realizzato nel 1771. A quanto sembra fu il primo amministratore delle Regie ferriere a tenere una contabilità sull’entrate e le uscite e sulla produzione che si realizzava nello stabilimento ;, ammodernò gli impianti, introducendo due Altiforni che aumentarono la produzione, il Santa Barbara e il Sant’Antonio; favorì la costruzione di piccole case, per rendere stanziali anche le maestranze e le cui spese furono sostenute dalle maestranze stesse. Una pratica in seguito proseguita durante la gestione dei francesi. Egli stesso abitò in Mongiana nei pressi dello stabilimento delle ferriere, come testimoniano le iniziali del suo nome fuse nel cancello di quella che è stata la sua abitazione
Abbiamo detto che i poteri amministrativi del Conty erano assai ampi; andavano dagli acquisti acquisti di generi alimentari ai carboni, assumeva e licenziava il personale, stendeva contratti di acquisto di boschi per fare carbone. In particolare tali acquisti riguardavano il territorio feudale di Mongiana, chiamato così per un piccolo fiume che lo percorreva. Boschi che erano di proprietà del Marchese di Arena, della Real Certosa e di altri particolari . Ne cito uno, relativo al 1772, stipulato con il Marchese di Arena in cui si stabilisce l’acquisto da parte del Conty, nella sua veste di Amministratore Generale delle Regie ferriere, di undici tomolate di faggi, in piedi, a ducati 11 la tomolata che servono “….per fare i carboni per le nuove Regie ferriere situate nel paesaggio di detta Mongiana per il lavoro del ferro per bombe, cannoni e altro….” Dal contratto si evince che la data della costruzione delle nuove ferriere era sicuramente il 1771, che il Conty aveva acquistato nel 1769 boschi dalla Certosa per lo stesso prezzo, che il taglio interessava solo gli alberi di faggio e non gli abeti, che quelli da abbattere dovevano essere segnalati col marchio del Marchese, e che per ogni tomolata di terreno era d’obbligo lasciare in piedi un faggio per l’inseminazione. Nello stesso contratto si fanno i nomi del Direttore delle officine di Mongiana, cioè don Fabrizio Frangipani e don Michele Saturni, capo fonditori. Nomi non certamente calabresi
Poiché in anni successivi sino al 1786 trovo altri contratti piuttosto cospicui; non mi meraviglio perciò che successivamente, nel carteggio del Marchese di Arena ,si accenni che i boschi di Mongiana sono pressocchè distrutti e che al posto dei faggi e delle querce egli aveva posto a dimora alberi da frutto ed olivi.
Sono pochi squarci, ma significativi di v ita di Giovanni Francesco Conty, certamente un uomo abile ed audace, che venne in Calabria portandosi appresso a quanto pare la famiglia, poiché il figlio gli è succeduto nell’incarico, e che vi rimase sino alla morte. Come si sa, nel 1871, dopo l’Unità d’Italia gli stabilimenti metallurgici di Mongiana furono costretti alla chiusura , con gravi danni per l’economia del territorio delle Serre ed entrando da quel momento nella leggenda.

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