poste-sfondo-sito5

Rivista Santa Maria del Bosco - Serra e dintorni

Redazione online

Domenico-Calvetta
Direttore: Avv. Domenico Calvetta
Pubblicista, Coordinatore.

Marco-Calvetta1
Responsabile testata online: Marco Calvetta
Gestore tecnico e Grafico della rivista.

Tra i primi collaboratori Online

Mimmo Stirparo
Prof. Mimmo Stiparo (Crotone)

ceravolo tonino
Prof. Antonino Ceravolo (Serra S. Bruno)

Girolamo-onda
Prof. Girolamo Onda (Serra S. Bruno)

Francesco-Pisani
Francesco Pisani (Montreal)

Giuseppe-Calzone
Avv Giuseppe Calzone (Mileto)

Users User iconRedazione Online

Gioacchino Giancotti
A+ A A-

Leggendo Sole nero a Malifà di Sharo Gambino.

Dimensione del testo

leggendo sole nero e malifa di gambino
Per alcuni autori della letteratura meridionalistica e non solo, molto spesso, l’infanzia o l’adolescenza sono state un utile strumento di  lettura e d’analisi:  primo per raccontare  storie che fossero espressione di un contesto socio-culturale territoriale regionale, se non addirittura nazionale; secondo evidenziare eventuali  fenomeni sociali. E’ il caso di Saverio Strati con il suo “Tibi e Tascia” e “Mani vuote”, di Corrado Alvaro con “Gente in Aspromonte”, di Pier Paolo Pasolini con “Ragazzi di vita” ed “Una vita violenta”,  ma anche della letteratura del centro-nord del Paese, come con Fenoglio ed il suo Agostino di “Malora”,  Di Carlo Emilio Gadda con “La ragazza di Bubbe”e per certi aspetti, anche se figura controversa, ma comunque adolescenziale, anche l’Alessandro di “Eroi del nostro tempo” di Pratolini; ed  infine,  ultimi, non per ordine d’importanza, Silone e prima ancora di Verga, rispettivamente con il loro Neorealismo politico e Verismo letterario. Ma non sono solo i personaggi di questi romanzi le icone della letteratura  sociale del sud del Paese - escludendo i borgatari violenti di Pasolini, e le metafore di Pratolini, Fenoglio, Gadda, ecc., - i paradigmi di quegli scenari reali o presunti - molto spesso agropastorali della prima metà del Novecento - che la realtà, pure letteraria, ha oramai consegnato alla storia o alla finzione cinematografica. Più di altri, a raccontarci di tutto questo  è il  Gesuino di  Malifà di Sharo Gambino (Rubbettino edizioni, 2010), l’esempio  e  l’emblema   di quel racconto sociale che esce fuori dagli stereotipi della violenza di mafia,  di casta sociale o delle vicende degli adulti in generale e ne mette in luce le contraddizioni dell’uomo in quanto essere, e dell’essere sociale con i suoi ma e i suoi perchè. Egli, per la prima volta spinge in superficie dal fondo dell’abisso della coscienza collettiva, di quel Meridione indifferente ed a volte apatico, in particolare  di quella Calabria rurale che in parte oramai appartiene al passato, la violenza feroce, distinta dai tratti gentili dell’adolescenza,  tratteggiandone aspetti e psicologia.  Sì, il Malifà di Gambino esce dagli stereotipi e proietta sullo sfondo di quel mondo, l’immagine di quella violenza degli adulti, frutto ed effetto di condizionamenti culturali e deviazioni sociali, ma porta in rilievo un altro tipo di violenza: più cruda, più feroce, più drammatica, perché  fatta d’innocenza ed ingenuità. Perché perpetrata da bambini in un mondo di adulti violenti, ma subita da un ragazzo per l’espiazione di una colpa che lui non ha commesso, nel momento più bello e più tragico della sua vita:  la gioia inebriante, provata nell’abbracciare e sentire il profumo di un corpo caldo bagnato  di  una  donna,  la scoperta del suo stesso di corpo, il torpore della ragione e la piacevole inquietudine dell’anima nell’aprirsi dei sentimenti. Dall’altra, l’inculcata presenza sbagliata di Dio, l’idea di una religiosità opprimente, fatta anche di residuati ancestrali di paganesimo e visione delirante, quasi eremitiana di primo cristianesimo orientale o da  primo medioevo;  ma anche presenza violenta nell’assenza di un padre e di una speranza insperata per un futuro migliore. E’ vero, il Gesuino di Gambino con la sua Malifà è un concetto letterario nella Storia, ma che trova la sua origine e si alimenta nell’arretratezza socio-culturale e nell’ignoranza religiosa ed a volte violenta della ruralità sociale di Ragonà e Cassari  di Nardodipace, nonchè   della Calabria  degli anni cinquanta, residuali scampoli di una feudalità d’anno mille. Ma è anche l’espressione di una società morente - perché vittima dei suoi stessi pregiudizi - la quale, non riuscendo a creare tensione connettiva e sviluppo sociale, si ripiega su se stessa e muore. Se la morte del protagonista è la metafora di una società che raggiunge il suo epilogo e si piega su se stessa, sotto il suo stesso peso, dall’altra, però, la presenza di figure, direi minori, poste sullo sfondo:  il Fiorello, l’organizzatore di rivolte, l’uomo che rifiuta l’idea manzoniana dell’ineluttabilità della violenza del potere sulla società, fanno dire all’autore che c’è una possibile speranza, anche in quell’emisfero fatto di sottomessi. Purtroppo il mondo di Gesuino nonostante tutto non è  morto, anche se in agonia, mentre quello indicato e suggerito da Fiorello non è ancora nato. Nel riferimento letterario di Malifà saranno pure  cambiate le forme del suo malessere sociale, ma non la sostanza. La terra che vide Gambino fare il maestro serale nel 1959 -  ”Eroe del nostro tempo!” - sin da più di trent’anni oramai ha la sua chiesa ed il suo cimitero; non girano più per le strade uomini avvinazzati a portare cadaveri stecchiti, al camposanto del vicino paese o, durante le lunghe nevicate invernali non si conservano più morti  in casa, in attesa di poter aprire un varco lungo distese di neve  e scoscesi pendii. Ma il riferimento letterario del Gesuino di Gambino gira ancora, come residuato di ere a noi lontane nel tempo, carico e gravato dei suoi pregiudizi religiosi e della sua idea di giustizia, un po’ ricurvo per il peso degli anni e della sua statura, a volte, con il suo sacco vuoto sulle spalle e le lunga braccia penzoloni. Metafora di una metafora! Figure che la modernità non ha cancellato e che il presente sta sbiadendo, ma comunque, ancora testimoni di un Tempo, come corpi di pietre scolpite su una strana isola: alieni che tracciano scie, senza volerlo, nella memoria delle loro Malifà. Aspetti di un mondo dove la finzione letteraria non ha avuto confini e la realtà, anche d’oggi,  è sfumata, dove il bianco dell’uno ed il nero dell’altro intridono l’area di un grigio indistinto. L’idea di speranza di Gambino e di autodeterminazione e presa di coscienza di sé dei malifioti con Fiorello, non è come quella di Silone con il suo Berardo Viola, il quale condisce di visione leniniana pseudo-pararivoluzionaria la pentola della storia dei cafoni della Marsica.  Il Fiorello di Malifà, nelle sue istanze ed esigenze di rivolta non ha ambizioni velleitaristiche di organizzare la  loro rivolta attraverso  il giornale e l’informazione, o  di fomentare sedizioni e spedizioni punitive;  non individua nelle classi sociali più abbienti  l’elemento e l’ostacolo d’ abbattere per la creazione di una società comunista - come nel caso della rivolta di Caulonia - ma rivendica il diritto di dissentire e di protestare, nelle regole e con le regole - questa sì è finzione letteraria!  -  organizzando a sua volta i malafioti contro quello Stato che gli nega l’identità di cittadino: la mancanza  assoluta di strutture viabilistiche, l’assenza di un medico, di un prete, delle più elementari condizioni di vita sociale. Nella Malifà di Gambino, ovvero, la Ragonà  e la Cassari vive degli anni cinquanta, questi sono i temi e gli  aspetti che sembrano riportarci, anche se eufemisticamente,  all’Eboli leviana. Un mondo al di fuori del tempo e della storia, un mondo dove quel Cristo stenta ancora ad arrivare, anche perché l’assenza di quello stesso Cristo ne determina la mancanza della critica della ragione e dell’autocritica della coscienza, disponendo così il proprio biglietto da visita, ancora stampato col grigio dell’ignoranza. Il paradosso è che nonostante il vorticare, a volte  violento, del mondo d’oggi e delle società occidentali, la spinta propulsiva del motore di quel Nazareno, ancora non s’intravvede, e l’attesa di Vladimiro e compagni sembrerebbe  inutile. Il viaggio di Girotta da Malifà alla casa del medico, perchè visitasse quel corpo morente, sembra essere la metafora dell’assenza di un “cammino”, di quel famoso e più volte evocato Cristo - come il richiamo dell’attesa di Godot - sul palcoscenico della vita. Così, le pozioni magiche della Scazzòntara, vicina di casa dei Sambàrvara: famiglia di Gesuino, mentre quest’ultimo stava morendo, non ci portano di certo oltre “I morti della collina”,  e ci lasciano nel nostro viaggio “dei fatti e delle gesta” - come - “simboli del destino” dei malifioti, molto, molto prima del cimitero di “Spoon River”, e direi nel tempo remoto, anche se fuori dalla storia. E’: “Il mondo dei vinti”!  E sebbene sia un universo fatto di una umanità vera,  paesaggi reali, sentimenti concreti,  come anche i personaggi alla Concia  della  Brancaleone del “Carcere” di Cesare Pavese; un’ universo, oramai  quasi  archiviato dalla grigiosa e sfumata memoria di una senilità traballante, di ancora sopravvissuti testimoni di un mondo, o dalla nebbia del tempo,  o ancora come patrimonio collettivo dentro le ingiallite pagine di un libro. Racconti, questi, nati non dall’estro fantasioso di uno scrittore immaginifico, ma solo vicende, a volte non definite col proprio nome, e registrate dall’ acuta  ed attenta osservazione di uomini che con la loro umanità si sono calati nell’inferno di quel presente.

Traduttore

Italian English French German Spanish

Donazione

Amount:


Gioielleria Franco VInci

The Best Bookmaker Betfair Review FBetting cvisit from here.

Rivista Santa Maria del Bosco Registrazione n. 4/10 c/o Tribunale di Vibo Valentia Cellulari 349 3091092 - 339 1808248 - 0963 72109 Email: rivistasantamariadelbosco@gmail.com - All Right reserved © Rivista Santa Maria del Bosco | Web Designer: Marco Calvetta | marcocalvetta@gmail.com

Questo sito utilizza cookies. Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookies clicca su “Maggiori Informazioni” e leggi l’informativa completa. Cliccando sul tasto “Accetto” acconsenti all’uso dei cookies. Maggiori Informazioni