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Cronaca vera | Padre Pio mi disse...“don Peppino racconta...”

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Dopo la fine della seconda guerra, gente proveniente da ogni parte d’Italia e del mondo si recava a S. Giovanni Rotondo per incontrare Padre Pio. La confessione con lui era l’evento più richiesto, tanto che i frati dovevano organizzare gli incontri mediante prenotazioni. In quegli anni era in corso la costruzione dell’ospedale Casa Sollievo della Sofferenza. Mio padre (conosciuto a Serra come “don Peppino”), durante gli anni di guerra si trovava nelle caserme di Caserta e di Cava dei Tirreni. Tra i commilitoni ce n’era uno di S. Giovanni Rotondo che parlava in modo fervido del frate con le stigmate miracolose. Una volta rientrato dalla guerra al suo paese Sant’Andrea dello Ionio, entrò con altri coetanei nell’Azione Cattolica. Negli anni precedenti il matrimonio con mia madre (1948) ebbe modo di effettuare tre viaggi in treno verso S.Giovanni Rotondo per incontrare Padre Pio. Due viaggi li affrontò da solo, uno lo fece in compagnia di un amico. E’ già da considerare straordinario il fatto che in quell‘epoca post-bellica un giovane di circa 25 anni si muovesse autonomamente, con i treni che possiamo immaginare, partendo da un paesino lontano e diretto verso un luogo che, per quanto noto, non era facile da raggiungere. Inoltre, il viaggio richiedeva sicuramente una sosta di qualche giorno, dovendosi procurare, quindi, vitto e alloggio. Evidentemente la notorietà di Padre Pio era capace di determinare, anche a quei tempi critici, un movimento non indifferente di pellegrini. La testimonianza di mio padre, relativamente all’incontro con Padre Pio, riguarda il secondo e il terzo viaggio. Quando era tornato la prima volta da S.Giovanni Rotondo, nel paese c’era stato interesse e curiosità per l’evento raccontato ma, in particolare, a chiedergli con insistenza di accompagnarlo da Padre Pio fu un amico.
Questi era cieco dalla nascita, uomo devoto, assiduo frequentatore della chiesa come organista e cantore. Partirono, dunque, dopo qualche tempo in treno: mio padre era ormai esperto del percorso. Arrivati a S. Giovanni Rotondo si prenotarono per la confessione e attesero il turno. Quando fu chiamato, mio padre accompagnò al confessionale l’amico e si sedette ad attendere. Di lì a poco si udirono delle grida: era chiaramente la voce di Padre Pio: ”Via! Via! Via!...” Per tre volte quel grido risuonò nella chiesa. Mio padre, spaventato e incredulo, si apprestò a prelevare l’amico per allontanarlo dal confessionale e rimaneva intimidito al suo posto. Padre Pio, con fare benevolo, gli fece cenno di avvicinarsi: “Beh, che aspetti?”. Mio padre si confessò regolarmente, uscirono dalla chiesa e si avviarono verso la casa dove soggiornavano. L’amico, però, chiese di essere accompagnato da qualche altro religioso per confessarsi. Così, entrarono in una chiesa e l’amico si confessò.  La mattina dopo si recarono al convento di Padre Pio per assistere alla sua messa. Al momento della Comunione, come si usava a quel tempo, i fedeli si avvicinarono tutti in cerchio attorno all’altare. Padre Pio somministrava l’Ostia mentre ognuno passava la “piattina” al fedele successivo. Mio padre avrebbe avvisato l’amico a fianco di questo passaggio, ma Padre Pio, presa la “piattina” dalle sue mani la passò al successivo, saltando l’amico. Lo sconcerto fu contenuto, ma non poterono fare altro che tornare al loro posto. Mio padre non riferisce commenti da parte dell’amico, ma lascio immaginare quanto l’evento abbia provocato in lui profondo turbamento. Tornati a S. Andrea, mio padre non raccontò mai a nessuno l’episodio, tranne che in confessione al parroco di allora. Sembrerebbe evidente che Padre Pio abbia letto nell’animo di quell’uomo un qualche comportamento “peccaminoso” tenuto nascosto e inconfessato. Su questa particolare attitudine lascio l’interpretazione al lettore. Quello che è nella cronaca, dopo alcuni anni, è il losco assassinio, eseguito insieme alla moglie, di un vecchietto per motivi presumibilmente di ritorsione.
L’uomo finì la sua vita in carcere: mio padre ricorda che da qui egli inviò una lettera a mio zio don Vincenzo, ricevendo in risposta diecimila lire. Il terzo viaggio mio padre lo affrontò da solo. Giunse a S. Giovanni Rotondo e andò da Padre Pio. Questi, al termine della confessione, gli chiese come intendesse ritornare in Calabria. Mio padre rispose che avrebbe preso il treno della linea Bari-Taranto-Reggio Calabria. Il frate gli suggerì: “Figlio mio, perché non vai da Napoli, così ti fermi anche al santuario di Pompei per salutare la Madonna?” Mio padre acconsentì volentieri a quel suggerimento che proveniva da uno ritenuto “santo e operatore di miracoli”. Al ritorno a S. Andrea seppe alla stazione che la linea Bari-Taranto era interrotta per il crollo di un ponte ferroviario. Parola di un testimone.

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