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Rivista Santa Maria del Bosco - Serra e dintorni

Gioacchino Giancotti
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C’era una volta la Posta di Serra | In ricordo del ”Palazzo Zaffino, di Don Biasi e del suo staff”

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palazzo poste serra 1
Questo articolo non è del tutto farina del mio sacco… Una grande mano di aiuto, nel ricordo di personaggi ed eventi, me l’ha data mia suocera Emma Bussone Zaffino, moglie del compianto Biagio Zaffino, noto a tanti serresi come “don Biasi di la Posta”. La grande casa della famiglia Zaffino, prospiciente la piazza della Chiesa “Matrice” di Serra, risale al 1936, anno in cui venne edificata là dove esisteva un vecchio caseggiato adibito ad Ufficio Postale. Nella seconda metà del 1800, il sacerdote don Gabriele Martino ebbe, dalle Autorità dell’epoca, in donazione l’allora edificio postale, probabilmente la prima ed unica sede destinata a tale attività presso il paese di Serra San Bruno. Il Martino, tramite una sorella, entrò in vincoli di parentela con gli Zaffino. Di questi ultimi, Michele fu il padre di Biagio, mio suocero, che nell’immediato “dopoguerra” rientrò al paese natio e dopo pochi mesi iniziò a lavorare presso l’Ufficio Postale di famiglia. La madre di mio suocero era Caterina Pelaggi. Mia suocera riferisce che il marito prima delle ore 6 del mattino era già in pista lavorativa per consegnare i famosi sacchi postali di tela grezza, carichi di corrispondenza, all’autobus di linea, detto appunto “postale”. Un mio ricordo personale è quello riferito alla intercomunicazione tra la casa abitativa degli Zaffino ed il sottostante Ufficio Postale: a pianterreno c’era la Posta, alla quale si poteva accedere dall’interno della casa stessa. Oltre mio suocero Biagio, prestavano servizio in quella sede anche le sue due sorelle. palazzo poste serra 2
C’era Caterinuzza, buona e “di simpatia”; di intelligenza molto vivace e con la capacità di scorrere velocemente i registri postali, usando la punta di una penna per controllare, rigo dopo rigo, i voluminosi fascicoli di lavoro. Il tutto con una celerità che lasciava stupefatto chi la osservava furtivamente. Non solo perquesti pregi, ma forse anche per questi, ella era la direttrice della sede. L’altra sorella, la zia Antonuzza, gran bella donna da giovane, era più burbera, seriosa ed incuteva timore a noi ragazzi che in sua presenza stavamo con due piedi in una scarpa… Dello “staff” postale faceva anche parte Rosa de Paola, magrissima postina, che ricordo con la sua borsa a tracolla e spesso in bicicletta per consegnare la corrispondenza. Rosa de Paola subentrò al padre (sposato con Maria Soccorsa Salerno, detta “Maria Suncurzza”), il quale faceva anche il “sacrestano” della Chiesa Addolorata ! Il telegrafista era “Luzzu” Cutullè, unico e solo in grado di usare il telegrafo. Altra impiegata era Sara Grenci, grandissima amica della famiglia Zaffino, legata a tutti i suoi componenti ed ancora oggi ricordata con immenso affetto da parte di mia suocera. L’abbigliamento da lavoro del personale delle Poste era caratteristico. Camicioni lunghi, neri o grigi, con le maniche elasticizzate ai polsi per non intralciare le attività di banco. Oggetti di uso comune ne ricordo tanti. Tra questi, spugnette bagnate, in contenitori neri, per poter inumidire ed incollare francobolli e buste. C’erano timbroni enormi, da impugnarsi a mano piena, e da sperare di non metterci mai il dito sotto, quando stampigliavano con un “botto” tremendo lettere e cartoline. A cavallo tra gli anni cinquanta e sessanta, l’Ufficio Postale venne spostato da quella sede di casa Zaffino e trasferito definitivamente al posto attuale, nell’edificio dove c’era anche l’abitazione della famiglia Procopio, da me poi costantemente frequentata perché lì viveva il mio grande amico Gianfranco. Dopo lavori di rifacimento della facciata di casa Zaffino, sul muro sovrastante uno dei portoni di ingresso della “ex-posta”, è affiorata la dicitura di ispirazione da regime << Bisognavolere, fortemente volere >>, tutt’ora leggibile. A tanti di noi avrebbe fatto più piacere che vi fosse apparsa l’iscrizione << Ufficio Postale di Serra San Bruno>>. Primo fra tutti sarebbe stato contento mio suocero… “don Biasi di la Posta

Domenico Calvetta
Marco Calvetta
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