sfondo6-mail-express-christmas-2018-19

Rivista Santa Maria del Bosco - Serra e dintorni

Gioacchino Giancotti
A+ A A-

Il vischio che adorna il presepe e gli addobbi natalizi.

È la pianticella latrice di gioia e prosperità e per questo sta ancora bene nei giorni del Natale come segno di luce e libertà.

Vischio natale 2018
Pochi giorni e sarà Natale. Come sempre, e per fortuna, il Natale col suo bagaglio di tradizioni che neppure l’era d’internet e la globalizzazione ha cancellato e cancellerà. Col tempo la festa religiosa si è arricchita di usanze e tradizioni dalle più disparate e molte anche di sapore pagano che non guastano. Pertanto all’antico presepe, rappresentazione della Natività voluta in quel di Greccio dal Poverello d’Assisi ben otto secoli orsono, si è affiancato l’albero di Natale, il buon vecchio Santa Klaus (Babbo Natale) che dalla vecchia slitta è passato allo scooter carico di doni, e non ultimo, oltre al muschio e al pungitopo, anche il vischio, quella pianticella che adorna le case di questi giorni. Che significato si porta questa pianta che, per la verità, è pure bruttina, con le sue foglie rigide di un verde spento e le sue bacche perlacee? L’interesse è originato dalle tradizioni e dalle credenze antichissime che, seppur modificate dal tempo, sono ugualmente pervenute fino a noi. Il vischio è una pianta semiparassita che vegeta sui rami degli alberi da frutta, ma anche su pioppi, querce e abeti dai quali succhia la linfa e i suoi cespugli possono essere anche foltissimi. Presso i popoli primitivi si è sempre ritenuto che questa pianta fosse dotata di magici poteri, tanto da essere considerata simbolo di divinità. Di sicuro era sacra ai Druidi, casta sacerdotale dei Celti, che la usavano per le loro cerimonie segrete nel folto dei boschi e per le celebrazioni dei due solstizi, soprattutto quello invernale, alla presenza di tutta la popolazione. Essi ritenevano che il vischio cresciuto su una quercia, considerata l’albero della vita e dimora della divinità, fosse pregno di sacralità.
Era, quindi, cosa sacrilega abbatterla o danneggiarla, perché la divinità sarebbe morta con gravissimi danni e disgrazie per tutta la comunità. Così alla sesta notte di luna, in presenza di tutto il popolo, un sacerdote saliva sull’albero, tagliava con un falcetto d’oro i rametti più belli, che dovevano cadere direttamente su un panno candido per non essere contaminati al contatto col terreno. La cerimonia proseguiva, poi, con lunghe processioni, canti, danze e il sacrificio di due tori bianchi mai aggiogati in onore del Sole, come auspicio di benessere e fecondità per la terra e per gli esseri viventi. Vischio 1
Con l’avvento del Cristianesimo, il vischio fu in parte ricusato, ma non le tradizioni ad esso connesse tanto ormai radicate, seppur modificate e affiancate ai riti della nuova religione. I magici rametti continuarono ad essere tali e vennero appesi sulle porte delle abitazioni e persino sulle culle dei neonati per proteggerli dagli influssi malefici. I rametti, però, dovevano essere colti prima della mezzanotte della vigilia di Natale e né utilizzati prima di quel giorno. E il vischio non solo era apprezzato, già dalle popolazioni antichissime, solo per le sue virtù magiche, ma anche per le sue qualità terapeutiche ed ancora oggi viene utilizzata in alcuni medicinali come ipotensivo e anticonvulsivo. Al postutto, comunque questa semplice pianticella, il vischio, è latrice di gioia e prosperità e per questo sta ancora bene nelle nostre case e nel presepe, nei giorni del Natale come segno di luce e libertà.

Visite: 510

"Quel che ci resta" | Ricordi del natale di una volta.

mistero il natale di una volta
Le lucine festose hanno ormai invaso le città, abbellendo balconi, ringhiere e giardini freddolosi. Stelle rosse di Natale spuntano qua e là regalando allegria e gioia. Canzoncine melodiose, Babbi Natale con sempre più sembianze umane, si parano all'improvviso sul cammino invitandoti ad entrare nei negozi che traboccano di ogni ben di Dio. Caos, confusione di merci, di luci abbaglianti, di decorazioni che strabordano all'inverosimile per accalappiare lo sguardo ed il portafoglio. Fretta, c'è sempre tanta fretta. Si corre per non si sa dove, per non si sa cosa... l'importante è correre per arrivare a far tutto, per avere tutto pronto. Ci si scontra senza vedersi, senza sentirsi. Non c'è più calore in un abbraccio, in un augurio. Si guarda sempre oltre, più lontano... Ogni anno un nuovo albero alla moda. Un nuovo costoso pezzo per il presepe, se si trova ancora il tempo per farlo...la fontana, il mulino che gira, la mamma che culla, le pecorelle che camminano, la neve, la pioggia, il mare con le onde in movimento, gli angeli che cantano e che svolazzano veramente, il bambino che piange... tutto. Cos'è il tutto? A che serve il tutto se è fatto di niente? Anche la mia casa e il mio balcone sono addobbati a festa. I miei alberi sono due, e, non manca qualche pensierino. Il presepe quest'anno è piccolo, ma c'è. Ci dev'essere sempre... Le mie decorazioni sono diventate tante perchè accumulate negli anni. Ogni pezzo ha un significato, un ricordo. Non si possono buttare via i ricordi se hai voglia di ricordare. Si butta solo ciò che non hai voglia di ascoltare. Tutto parla. Basta saper ascoltare. Ci sono oggetti che sussurano al cuore, altri alle orecchie, altri all'anima, altri non ti dicono nulla perchè sordi come una campana stonata che non piace a nessuno. Stanno lì ad osservare senza dar nulla nè chiedere nulla, finchè inevitabilmente ti stancano ed allora li devi buttare per forza. Forse però, sei tu che non hai voglia di ascoltarli... chissà? In Calabria il Natale di tanti anni fa aveva un altro sapore. Sapore semplice, senza tanti artifici che stonavano. Era una pausa dolcissima dal duro lavoro in campagna. Già ai primi di dicembre adocchiavo i ramoscelli di mirtillo selvatico ("morzìda") e di corbezzolo ("cacùmmarara") che mi sarebbero serviti a fare da sfondo al presepe e su cui attaccare le stelline di cartoncino. Cercavo i posticini nascosti dove cresceva il muschio più soffice, per andare poi, verso l'Immacolata a raccoglierlo a colpo sicuro. Ero felice quando cercavo il muschio, in giro per la mia campagna generosa. Piano, piano, il presepe era diventato cosa mia e nessun altro in famiglia ci metteva mano. I pastorelli erano di plastica, ma mi piacevano tanto e la mia felicità raggiungeva il massimo quando salivo con la mamma a Vibo a comprarne qualcuno nuovo... Non era molto grande il mio presepe perchè la casa era piccola, ma era un angolino accogliente che potendo avrei tenuto tutto l'anno. Un piccolo mondo a sè, che racchiudeva una grande storia. L'albero arrivò quando io ero già adolescente. Ricordo che un anno ce ne regalò uno, un vicino. Un pinetto vero che profumava di bosco ed anche se era un pò ingombrante, m'adoperai subito ad addobbarlo anche se in casa non avevo nulla per farlo. Allora non c'era il supermercato sotto casa dove si trovava tutto ed ormai a Vibo c'eravamo già andati per quella volta... La mia fantasia comunque, non si diede per vinta ed allora raccolsi tutti i piccoli giocattolini che trovai per casa e li appesi. Mancavano le ghirlande ed allora, forbici e gomitoli di lana colorati e feci anche quelle. Era un albero un pò strano, ma era il mio primo albero e ne ero contenta. Provai a mettere dei mandarini come palline, ma erano pesanti e rinunciai... Non ricordo l'anno preciso, ma ricordo che l'anno dopo mio padre decise che ci avrebbe regalato un alberello artificiale completo di addobbi e di luci. Da allora faccio sempre il presepe e l'albero. E' importante per me. La festa iniziava l'otto dicembre con la fiera di Dasà per l'Immacolata. Lì ci si andava sempre. Era un rituale che non mancava mai perchè c'era la possibilità di comprare un pò di tutto senza salire a Vibo, più lontano. Lì i nostri genitori ci acquistavano i vestiti e le scarpe nuove per la festa e la mamma faceva rifornimento dei tipici dolciumi natalizi. Non mancava mai il torrone di Soriano di vari tipi e le susumelle (specie di biscotti) con la glassa e col cioccolato. Non usavamo ancora il panettone e il pandoro che arrivarono nella nostra tradizione piano, piano. La tradizione erano e sono i "curujìcchji" ossia pasta di pane ben lievitata, fritta a forma di ciambelle. Non sono dolci, ma non mancano mai. Io non ricordo regali, cenoni e tombolate in casa mia, ma c'era serenità. Ognuno aveva il suo compito e tutto scorreva normale senza tanti pensieri. L'unico pensiero era quello di comprare qualcosa di nuovo da mettere per andare a messa e a far gli auguri ai parenti. Non cercavamo regali. Gli unici regali erano quelli dei nonni che ci davano qualche soldino che spendevamo ponderatamente. Anche il paese era tranquillo e ce ne è voluto perchè arrivassero le luminarie e gli zampognari. Era una festa religiosa cadenzata dalla novena a Gesù Bambino tutte le mattine all'alba, e dalla messa di mezzanotte e quella del giorno di Natale. Una visita ai parenti, la passeggiata per il corso e tutto finiva lasciando un bagaglio di auguri ricevuti e dati con la speranza e l'attesa di un nuovo anno migliore... ma non cambiava mai... era sempre lo stesso senza accorgerci che intanto crescevamo e cambiavamo noi, dentro, mentre tutto restava immutato e ci stava stretto. A pensarci era un Natale tenero e per nulla vuoto. Oggi i miei figli aspettano i regali da aprire la notte santa, dopo la messa. Quello che non ho mai avuto, cerco di dare loro, ma senza strafare, senza esagerazioni e cercando di fargli capire ciò che è importante. Non c'è bisogno di grandi regali, ma la gioia nel vederli scartare qualcosa che inevitabilmente è qualcosa di utile, è molto grande. Basta poco, ma la cosa più bella sono gli auguri che devono scambiarsi. Non è il pensiero che resta, ma quella parolina magica detta tra loro. Magari tra qualche anno non lo faranno più, ma chissà? Per ora siamo uniti e prego Dio che ci e li faccia rimanere tali per sempre. Sono i ricordi che ci restano quando tutto passa e se io ho ricordato stasera un pò della mia vita, un giorno saranno loro a ricordare quello che ho cercato d'insegnargli. La speranza è che non dimentichino e che cerchino d'ascoltare la voce del cuore che chiede attenzioni. Questo auguro anche a tutti quelli che vorranno leggere queste righe. Le cose che restano sono proprio le cose scontate a cui non facciamo caso. Gli oggetti che ci circondano e che passano inosservati... i ricordi, quelli resteranno sempre. Auguro a tutti di aver orecchie che sappiano ascoltare aldilà del mondo intorno ed entrino dentro al senso delle cose.
Sereno Natale a tutti.

Visite: 672

Domenico Calvetta
Marco Calvetta
Hotel Valeria
Tucci revisioni auto

Banner radioserra98

Gioielleria Franco VInci
Pizzeria ristorante da nonna Mariangela
Banner VNU VV

The Best Bookmaker Betfair Review FBetting cvisit from here.

Traduttore

Italian English French German Spanish

Donazione

Amount:


Seguici su facebook

Articoli più letti

  • 1
  • 2
  • 3
  • 4
  • 5
Prev Next

Fatti straordinari: NATUZZA MI DISSE: “ …

Fatti straordinari: NATUZZA MI DISSE: “ Guardate meglio il Vostro orologio…adesso mi credete?”

Hits:39931|VISITE Franco Inzillo - avatar Franco Inzillo

Il lungo calvario di Natuzza Evolo

Il lungo calvario di Natuzza Evolo

Hits:19349|VISITE Sharo Gambino - avatar Sharo Gambino

Inchiesta su Paravati | Il caso di Natuz…

Inchiesta su Paravati | Il caso di Natuzza…una diatriba per denaro e potere!

Hits:11379|VISITE Domenico Calvetta - avatar Domenico Calvetta

La mia terra spogliata di tutto dal 1860…

La mia terra spogliata di tutto dal 1860 ad oggi!

Hits:9168|VISITE Antonio Nicoletta - avatar Antonio Nicoletta

Il mistero della foto di Padre Jarek.

Il mistero della foto di Padre Jarek.

Hits:8745|VISITE Domenico Calvetta - avatar Domenico Calvetta

Rivista Santa Maria del Bosco Registrazione n. 4/10 c/o Tribunale di Vibo Valentia Cellulari 349 3091092 - 339 1808248 - 0963 72109 Email: rivistasantamariadelbosco@gmail.com - All Right reserved © Rivista Santa Maria del Bosco | Web Designer: Marco Calvetta | marcocalvetta@gmail.com

Questo sito utilizza cookies. Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookies clicca su “Maggiori Informazioni” e leggi l’informativa completa. Cliccando sul tasto “Accetto” acconsenti all’uso dei cookies. Maggiori Informazioni