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Rivista Santa Maria del Bosco - Serra e dintorni

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Presentazione di Art Contest "Pinocchio e la fatina".

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art contest pinocchio e la fatina
“…La bellezza che trasmetterete alle generazioni di domani sia tale da destare in esse lo stupore…….Grazie ad esso l’umanità, dopo ogni smarrimento, potrà ancora rialzarsi e riprendere il suo cammino…”

Giovanni Paolo II, da
“Lettera agli artisti”, 4 Aprile 1999

Al termine di questo lungo percorso che ha contribuito ad unire insieme L’Arte e gli artisti, giovani o già affermati, in questo progetto comune che con grande determinazione Art Contest ha portato avanti, non possiamo non ringraziare quanti con grande fiducia hanno partecipato alla realizzazione della favola racchiusa fra le pagine del Catalogo a testimonianza futura che “insieme si può” perché… “La favola sei tu”.
Sei tu amico artista che sulla tela hai impresso quanto creato dalla tua mente e visto con gli occhi del cuore…trasfuso nei colori, realizzando quell’armonia tra idea e realizzazione che si fa “quadro” e diventa “memoria”.
Art Contest è lieta di aver dato a tutti la possibilità di liberare la propria fantasia e creatività per esprimere liberamente le proprie capacità ma vuole anche ringraziare per la partecipazione all’evento di “Pinocchio e la Fatina” che è andata oltre ogni più rosea previsione.
Questo ci sprona a perseguire con lo stesso impegno, i progetti futuri dei quali qualche anticipazione è stata già data, nella convinzione che ancora una volta non mancherà la partecipazione di quanti hanno fatto dell’Arte la loro ragione di vita.
A tutti i partecipanti, i nostri più sentiti ringraziamenti per la fiducia accordata, per le opere realizzate, tutte di notevole valore artistico e che continueranno a viaggiare per il mondo perché… “La favola sei tu”

PRESENTAZIONE di PINOCCHIO E LA FATINA

La fiaba di Pinocchio ha da sempre entusiasmato grandi e bambini!
La sua diffusione, non solo cartacea, ma anche come lettura di immagini, trasposizioni filmiche, non sempre fedeli all’originale, ha sempre incuriosito e motivato alla comprensione delle avventure del burattino, perché è caratteristica precipua della fiaba suscitare la capacità di meraviglia di fronte all’inverosimile e di infondere nel suo dipanarsi, l’insegnamento che ciascuno può trarre..
In Pinocchio e a Pinocchio, certamente molti si sono ispirati e identificati, perché Pinocchio rappresenta quella parte di noi, l’eterno Peter Pan, per parafrasare un’altra favola, che non vuole crescere o, se cresce, attraverso prove ed errori prima di superare quella difficile fase di transizione che dall’infanzia porta alla fanciullezza. Vi è forse in un angolo remoto di ciascun individuo, il desiderio di permanere quanto più a lungo possibile, nella “ beata innocenza” durante la quale si è privi di ogni regola e responsabilità. Non a caso “ beata innocenza”, poiché è un’illusione credere che si possa crescere senza alcuna regola, guida, esempio, etica o morale da seguire: è invece questa l’età nella quale Pinocchio, deve avere un faro, la Fatina che illumina il cammino che egli compie, inciampando inevitabilmente in qualche sasso, pungendosi le mani con le ortiche per cercare di rimuoverle, piangendo, se è il caso, di gioia o di dolore ma sempre seguendo non solo il cuore ma quello che la ragione e il buonsenso dettano.

"UN CUORE PER BELARGIE"
Le mani nelle tasche del giaccone ormai quasi sbiadito e in vari punti scucito, i bottoni quasi pendenti fuori dalle asole, Belargie fissava le vetrine illuminate e la gente che entrava e usciva dai negozi con i pacchetti colorati dei doni appena comprati, qualcuno cercava di trascinare per la mano bambini recalcitranti, incantati davanti alle meraviglie che avevano appena riempito i loro occhi di desideri.
Belargie guardava quell’andirivieni con un groppo alla gola e un nodo che sembrava gli attorcigliasse lo stomaco che continuava a brontolargli da un bel po’: cercava di calmare i morsi della fame bevendo ogni tanto un po’ d’acqua..ma anche quella stava per finire e non osava pensare a cosa avrebbe fatto. Il Natale s’era annunciato da un pezzo, sentiva il gelo anche nelle dita intirizzite che cercava di tenere riparate per non mostrare i suoi guanti sporchi e consumati da tempo.
L’allegria che avvertiva intorno, riempiva il suo cuore di una grande tristezza accentuata dalla sera che incominciava a scendere silenziosa.
I lampioni delle vie si stavano accendendo man mano e Belargie non sapeva dove andare. A testa bassa, tolse una mano dalla tasca e cercò di allungarla, il cappello abbassato sulla fronte perché non si notasse il suo rossore; sentì cadere qualche moneta ma non si mosse, qualche passante frettoloso gli diede una spinta e lo apostrofò malamente ma non si mosse, rimise in tasca la mano senza guardare cosa o quanto ci fosse dentro, poi, ripreso coraggio si spostò verso un altro punto della strada e ricominciò a chiedere l’elemosina: qualcosa di pesante, come un sasso, cadde nella sua mano e gli sembrò per un attimo infuocata ma passò subito e nuovamente allungò la mano tenendo sempre il cappello ben calato sugli occhi.
Mai in tutta la sua giovane vita aveva provato una vergogna più grande e il pensiero mentre se ne stava quasi rannicchiato su se stesso, corse alla sua casa, alla madre che aveva lasciato con tante promesse e dalla quale non aveva il coraggio di tornare.

Era partito, giovane baldanzoso, pieno di speranze, deciso a conquistare il mondo e non voleva tornare, no, così proprio non voleva tornare…se l’avesse visto in quello stato…il suo cuore non avrebbe retto….a questo pensiero i suoi occhi si riempirono di lacrime. Si alzò, sentendo le ossa doloranti e si mise a camminare cercando un riparo per la notte ora che non aveva più nemmeno una casa e, sempre immerso nei suoi neri pensieri, lentamente si trovò fuori dalla città, lontano dalle luci, dalle voci, dall’odore e dal rumore delle macchine.
Senza quasi accorgersi, Belargie era giunto al ponte che sovrastava la ferrovia, la sponda del fiume era vicina e lì sapeva che avrebbe potuto fermarsi senza essere disturbato: i cartoni serviti già da riparo ad altri, sarebbero stati per una volta anche il suo letto. Tolse dalle tasche quanto aveva ricevuto e con grande stupore vide fra le poche monete qualcosa brillare: con mani tremanti sollevò un piccolo cuore d’oro e nello stesso momento sentì una voce melodiosa:

“ Ti do il mio cuore”

Belargie strinse forte la mano che aveva incominciato a tremare e nascose nuovamente il cuore nella tasca, non sapeva se ridere o piangere: “E’ la fame”, pensò “o qualcuno vuole farmi uno scherzo”…ma guardandosi intorno non vide nessuno né brillare alcuna luce che segnalasse la presenza di qualcuno; tolse nuovamente dalla tasca il piccolo cuore d’oro e la voce che prima aveva sentito ricominciò come una dolce cantilena a recitare né Belargie ebbe il coraggio di nascondere la mano e ascoltò nuovamente la voce che con la stessa dolcezza di prima ricominciò:
“ Ti do il mio cuore”
disse la madre al piccolo figliolo,
strinse la sua mano con affetto
e subito la infilò dentro il suo petto.

Si tolse il cuore e disse
“Abbine cura, non ve n’è un altro
e questo che ti do, porta fortuna,
non gettarlo fra le ortiche del vicino

Tienilo invece tra i fiori del giardino,
adagialo fra petali di rose
il sole lo riscalda e il vento lieve
toglierà anche le briciole di neve.

Se sarai stanco, ti darà respiro,
è il mio fiato che mescolo col tuo
e se sei triste vedrai che brillerà
più del cielo stellato e inargentato

Da mille lucciole, non quelle che abbagliato
osservi da un canto della via…
Solo il mio cuore può farti compagnia!
Scudo nelle tempeste più tremende

Àncora, nel mare che agitato
vuol trascinarti a fondo.
Io son la riva e i remi alla tua barca
Son la tua casa…e non ve n’è un’altra!”

Belargie ascoltò quella voce attonito! All’inizio si era spaventato e aveva guardato da un lato e dall’altro del ponte, pensava ad uno scherzo ma non aveva visto nessuno…la voce continuava a ripetergli quella nenia fino a quando non strinse nuovamente le mani e rimise in tasca il piccolo cuore d’oro.
Cercò di calmare i battiti del suo cuore mentre le lacrime scorrevano copiose dal suo viso : “ Oh mamma!”…gridò nella notte sentendosi ad un tratto più sereno: “ tornerò mamma, tornerò”. Lasciò che il pianto gli lavasse il viso sentendosi sempre più leggero, ogni lacrima sembrava portare via ad una ad una, tutte le bugie che le aveva raccontato….Un bel lavoro in un grande magazzino dal quale era stato cacciato in fretta perché arrivava sempre in ritardo…”colpa dei mezzi pubblici” le aveva raccontato…..e quei soldi…tutti quei soldi che lei gli aveva mandato privandosi tante volte anche del necessario e che insieme ad altri amici ancora più bugiardi di lui, aveva speso nei bar, nelle discoteche a fumare erba….uno…sballo che era durato a lungo e dal quale ne era uscito ma solo perché quando non hai più soldi, gli amici, quegli amici che lo avevano fatto sentire un piccolo “boss”, erano scomparsi in fretta, dileguati chissà dove: forse, più furbi di lui avevano fiutato il pericolo.
Belargie si sentiva ancora tormentato…non osava pensare se l’avesse o meno perdonato e nel buio il suo viso arrossì….strinse con forza il cuore che ricominciò subito la sua cantilena…l’ascoltò fino alla fine sentendosi come liberato e capì che quel messaggio arrivato fino a lui, forse lasciato da un angelo o forse da una fata posato nelle sue mani, non era casuale.
Quel messaggio e quelle parole potevano arrivare solo da sua madre, superando la barriera del tempo, perché solo l’amore di una mamma poteva aver compreso e perdonato e giungere fino a lui per salvarlo ed essere ancora una volta la sua àncora di salvezza.
Stringendo fra le dita il piccolo cuore, Belargie si alzò, lasciò che continuasse a cantare per lui e si mise a camminare mormorando fra sé e sé: “Questo Natale voglio farle il più bel regalo, lo passerò con lei e non la lascerò più” e sulla scia di quella voce, mentre l’alba cominciava a rischiarare le tenebre della notte, velocemente s’incamminò. Aveva fretta di arrivare a casa; non si accorse nemmeno che mentre avanzava, i bottoni della giacca che fino a poco prima pendevano, erano tornati al loro posto, ogni macchia d'unto era scomparsa e ogni strappo si ricuciva e quando giunse alla porta di casa, Belargie era tornato il ragazzo pieno di sogni e di speranze proprio come quando era partito perché “L’amore opera miracoli”.

( La poesia "IO SON LA RIVA" è anche su YouTtube)

Inserito nel Catalogo Art Contest Mostra "Pinocchio e la Fatina" con mia presentazione. Evento creato da ART Contest Upstream Vibo Valentia presentato il 20 Dicembre 2014.

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