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L'incesto, nella Mitologia e nella Bibbia

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incesto
La sola parola, o anche, il solo pensiero crea imbarazzo, ripugnanza, sconcerto, forse ancora più della violenza sessuale o della stessa pedofilia.
È il tabù più grande che possa esistere nella sessualità e forse anche tra tutti i tabù.
Il termine "Tabù" indica una cosa, oggetto o situazione che non si può nominare né toccare.
In una società umana un tabù è una forte proibizione, relativa ad una certa area di comportamenti e consuetudini, dichiarata "sacra e proibita". Infrangere un tabù è solitamente considerata cosa ripugnante e degna di biasimo da parte della comunità.
Il termine "incesto" deriva dal latino incestum che significa: non casto, impuro e viene comunemente usato per indicare un rapporto sessuale fra due persone legate da uno stretto rapporto di parentela o consanguinei.
Eppure, nonostante possa sembrare scontato il senso negativo, di rigetto, che viene collegato a questo termine, nonostante costituisca un comportamento oggettivamente riprovevole e ripudiato dal genere umano, nel corso dei secoli e nelle diverse culture che si sono succedute nella storia dell'umanità ha assunto diverse connotazioni di ordine etico morale, spesso anche contrastanti tra di loro.
La storia del resto ci insegna che il progresso e l'evoluzione della civilizzazione ci ha portato spesso ad abbattere molti tabù, in origine, per motivi morali o religiosi, considerati assoluti e inviolabili. Lo stesso potremmo dunque pensare anche per l'incesto. Invece nella maggior parte degli stati “civilizzati” si arriva a considerarlo come un vero e proprio reato e addirittura a punirlo con leggi che prevedono pene che arrivano fino alla reclusione.
Si punisce, in realtà, senza sapere esattamente cosa sia l’incesto e perché si verifica.
A ben guardare esistono nella storia intere dinastie, se non addirittura popoli che hanno praticato metodicamente l'incesto, sia per la mancata presenza di condizionamenti di ordine morale o religioso, sia al fine di conservare pura ed inalterata la propria stirpe, senza contaminarla con geni estranei. Ciò ha tuttavia comportato un indebolimento del patrimonio genetico, fino, nei casi più estremi, all'estinzione della stessa stirpe.
La realtà è che l'incesto è esistito da sempre, è nato con l'uomo, e con i suoi istinti, che non sono certo dettati da leggi etiche e norme religiose, ma dall'innato istinto alla sopravvivenza, ed anche se la stessa Bibbia vieta espressamente l'incesto, fino al punto da condannarlo con pena capitale, proprio nella Bibbia si trovano innumerevoli manifestazioni di questa pratica: Abramo e la moglie Sara erano fratellastri, Lot si ritrova a giacere con le sue due figlie, Giacobbe e Rachele erano primi cugini ecc. Ma ancora meglio nella Genesi: avendo Dio creato solo due esseri umani, l’intera discendenza deve per forza passare attraverso rapporti incestuosi.
Se poi ci spostiamo nell'epoca classica, ci accorgiamo che anche fra gli Dei dell'Olimpo, la pratica dell'incesto non era affatto un tabù, anzi faceva parte dell'ordinario collettivo. E se serviva un esempio importante per sdoganare e riabilitare socialmente un fenomeno di dubbia liceità morale, quello divino era il migliore, anche per il suo alto valore simbolico. Basta il ricordo di Selene, la dea della luna piena, la cui straordinaria bellezza fece perdere la testa anche a suo fratello Elios, il Dio del Sole, che pazzo d'amore per la sorella, cominciò a corteggiarla freneticamente, rincorrendola ogni giorno assiduamente nella volta celeste, finché non riuscì a raggiungerla e a farla sua. La loro unione diede origine al fenomeno dell'eclisse, che coincide con i giorni in cui Elios e Selene consumano il loro amore divino ed incestuoso, unendosi in un solo corpo, dietro una tendina di stelle. Ma l'incesto era già presente nella stessa stirpe di queste due divinità, nate proprio dall'amore incestuoso di due Titani. La loro madre, infatti, di nome Teia, divinità della luce, si era unita con suo fratello, Iperione, divinità della luminosità del Cielo, generando appunto Selene, Elios, dio del Sole ed Eos, dea dell'Aurora. Lo stesso Zeus, re dell'Olimpo, non ebbe scrupoli a sposare sua sorella Era, dalla cui unione nacque Ebe, Efesto e Ilizia ed Ares. Ares, in particolare, fu un Dio dalla dubbia reputazione, ridimensionato nel pantheon greco fino al punto da essere considerato il più odiato fra gli dei, venne rivalutato invece nella religione romana, dove fu identificato in Marte, Dio della Guerra e considerato il padre di Romolo e Remo, nati proprio dal connubio di Marte con Rhea Silvia, discendete di Enea. Ma anche lo stesso Zeus, insieme ai suoi due fratelli, Ade, Dio degli Inferi, e Poseidone, Dio dei Mari, ed alle sue tre sorelle, Estia, Demetra ed Era, non sono altro che il frutto di un'ulteriore relazione incestuosa tra Crono e la sorella Rea, due dei dodici titani, nati dal connubio di Gea, la Terra, con Urano, il Cielo. Prima di loro vi era solo il Caos.
Certo, per quanto l'incesto fosse dunque una pratica ammessa pacificamente, senza alcuna reprimenda di alcun ordine, perfino nel mondo sovraumano, è difficile esprimere una valutazione o un giudizio in merito senza calarsi nel contesto storico e sociale di quei tempi. Aldilà infatti di ogni vincolo o lacciolo di carattere morale o religioso, che sono spesso e volentieri solo il frutto di un retaggio storico e culturale assolutamente relativo, è preferibile cambiare angolo di visione e considerare quella teoria che affronta il tema da un punto di vista psicologico, identificando il tabu dell'incesto nella “naturale repulsione sessuale che si sviluppa nell’età matura tra individui cresciuti insieme durante l’infanzia. In base a tale teoria, quando due persone vivono insieme per i primi cinque anni di vita sono esenti da future attrazioni sessuali.”
Si tratta di una vera e propria repulsione di carattere psicologico che si sviluppa spontaneamente tra tutti gli individui cresciuti insieme come ad esempio i fratelli, anche adottivi; lo stesso avviene nel rapporto genitori-figli.
Infatti due bambini, maschi e femmine, possono crescere insieme senza essere fratelli, come nel caso di amici d’infanzia o compagni di scuola, e sviluppare ugualmente questa naturale repulsione sessuale. Quando si dice, infatti: “è come se fosse mio fratello” si vuole far riferimento proprio ad un rapporto specifico che non potrebbe mai trasformarsi in una relazione sessuale.

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