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Rivista Santa Maria del Bosco - Serra e dintorni

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Racconti del mistero: una rosa rossa per San Bruno.

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San Bruno e la rosa rossa
Dal libro dei Salmi: “Pensi di offrire qualcosa...poi, cammin facendo ti accorgi che stai solo ricevendo”
-Ho scelto di sostare su di una panchina di granito, sistemata sotto gli alberi nei pressi di un antico eremo dove vengo spesso. Seduto, con il mio portatile sulle ginocchia, sono intento a scrivere cercando di mescolare la realtà con la leggenda. Da questa “mia” panchina osservo l'esterno della clausura: le porte, le torri, le guglie, le croci e cerco di immaginare storie nascoste avvenute dentro e fuori le mura di questa fortezza religiosa. Mi trovo di fronte alla Certosa di Serra San Bruno: la prima in Italia fondata da Brunone da Colonia che, in questi luoghi trascorse in preghiera gli ultimi anni della sua vita. Frequento da tempo questo angolo di spiritualità legato alla bellezza del paesaggio, al silenzio e al “mistero”.
Di fronte ho la statua di San Bruno che si staglia sul muro di cinta e ammiro la varietà degli addobbi floreali che la circondano. In particolare, osservo una rosa rossa. La rosa rossa è adagiata sulle braccia conserte del santo. Fantastico su questa rosa rossa che, da qualche mese, trovo posata e rinnovata in onore di San Bruno. Una rosa offerta, insieme con una preghiera? Per una richiesta di grazia? Quante cose si possono chiedere ad un santo, quanti sono i nostri sogni, i nostri desideri, le nostre speranze...Immagino una pia donna che dialoga da tempo con il santo e rinnova la sua preghiera con l'offerta di quella rosa: una preghiera e una rosa. Quella rosa è diventata una mia personale curiosità e mentre mi perdo in questi pensieri un signore, che noto spesso nei pressi della certosa, si siede al mio fianco e sposta la sua attenzione sulla stessa statua. Dalle sue labbra esce un brusio sommesso che si mescola con lo stormire delle foglie agitate dal vento, infine si segna e rivolge lo sguardo sullo schermo del mio computer e, con aria di complicità, abbozza un leggero sorriso:
-Mi chiamo Berto, sono un maestro in pensione, lei scrive racconti misteriosi, ogni tanto leggo sulla “Rivista Santa Maria” qualche suo scritto e, se lo gradisce, vorrei esporre un fatto personale che ha una particolare carica di mistero e merita una certa attenzione.
Accenno il mio assenso con un gesto del capo, e il maestro inizia a raccontare:
-Dal tempo del mio pensionamento vengo spesso fin qui, parcheggio la macchina al di là dello sbarramento e non manco di fermarmi qualche minuto di fronte alla statua di san Bruno poi, dopo una breve sosta su questa panchina, percorro la stradina lungo il muro della clausura, infine rifaccio il percorso a ritroso; riprendo l'auto e ritorno a casa. La strana cosa mi accadde due mesi addietro circa. Verso il tramonto, giunto nei pressi della statua del santo, vidi una signora che, ultimata la deposizione di un cesto di fiori alla base del monumento e, raccolti i resti degli ornamenti e le ramaglie dentro una busta di plastica, si dirigeva verso la sua auto parcheggiata al di là del vicino sbarramento. A quel punto -come facevo di solito- mi accostai alla statua e, fra i i mazzi di fiori che l'attorniavano, vidi una borsa da donna adagiata per terra e nessuno intorno. Istintivamente cercai di attirare l'attenzione della signora che stava per partire ma, impegnata nella manovra della sua 500 blu, non mi vide e si avviò veloce lungo il viale che porta in città. A quel punto afferrai la borsa e montato in macchina mi lanciai all'inseguimento. Azionai il clacson più volte volte ma la distanza fra le due e auto era diventata sensibile e, alla prima curva, l'avevo già persa di vista. Giunsi all'incrocio presso il Calvario e mi fermai allo stop cercando di individuare quale direzione avesse preso e fra le tante direzioni probabili decisi di proseguire le ricerca sulla via Aldo Moro. Tentai di percorrere questa via alla massima velocità, ma ho dovuto rallentare e fermarmi più volte a causa delle auto che, in alcuni tratti si parcheggiano da ambo i lati imponendo fermate impreviste. Giunto all'incrocio successivo mi fermai allo stop e guardai in tutte le direzioni ma non vidi l'auto blu della signora e fu a questo punto che decisi di abbandonare l'inseguimento. Deluso, mi diressi lontano dal traffico infilando la salita verso l'ospedale, e qui feci una sosta per riflettere. Non mi restava che aprire la borsa per ricavare ulteriori informazioni e fu quello che feci. Fra le cose comuni, che normalmente conservano in borsa le signore, rintracciai una carta d'identità e, a questo punto, ebbi un senso di sollievo.San bruno e la rosa rossa finale
Il documento era di una donna belga di un paese vicino Ostenda: dalla carta potevo trarre tutti dati per poter spedire la borsa alla sua legittima proprietaria e cosi feci. Venti giorni dopo ricevetti indietro il pacco contenente la stessa borsa e corredato da una lettera in lingua francese che così recitava: “Gentile signore nel ringraziarla con riconoscenza di averci spedito il plico la informiamo che abbiamo trattenuto la carta d'identità di nostra figlia; deceduta investita da un treno presso Roma poco tempo fa, il resto non ci appartiene. Voglia gradire i nostri saluti. Coniugi Kerke Ostenda-Stene Belgium. Questa notizia mi lasciò con l'amaro in bocca e non capivo in quale groviglio ero incappato. Qualche giorno dopo con la borsa in mano mi recai alla porta principale della Certosa e, ignorando il cartello che invitava cose diverse, bussai deciso alla grata del portinaio che fortunatamente era sul posto e socchiuse il portello chiedendomi cosa cercavo. Alzai l'oggetto a portata della sua vista e chiesi se qualcuno avesse chiesto notizie di una borsa. Il portinaio la osservò con attenzione e subito rispose: Certo, quella è la borsa che è stata rubata alla madre di Frà Simone quando è venuta in visita dalla Francia e alloggiava in foresteria, con altri parenti. L'aveva poggiata per terra mentre sistemava un mazzo di fiori sotto la statua di san Bruno e, quando si è spostata in foresteria per prendere una bottiglia d'acqua, gliela hanno rubata. Raccontai al monaco la versione reale dell'accaduto e aggiunsi che all'interno della borsa avevo trovato una carta d'identità... ma non mi lasciò finire: era già a conoscenza del fatto e mi precisòche queldocumento era stato trovato in treno dalla signora durante il viaggio e risultava abbandonato da una giovane donna belga che si era suicidata. Saputo questo, insieme alle mie scuse, lasciai la borsa al portinaio perché venisse restituita alla legittima proprietaria. Questo episodio mi ha fatto pensare a lungo e ogni tanto recito una preghiera a San Bruno in suffragio di quella sventurata creatura che perì sotto il treno. E' per me un sollievo dedicare una preghiera in suffragio della sua anima sofferente in Purgatorio e che, indirettamente, mi ha inviato questo suo originale “messaggio” di aiuto.
Sant'Agostino dava molta importanza ai suffragi per le anime volate in cielo e diceva: "Una lacrima per i defunti evapora, una preghiera arriva fino al cuore dell’altissimo e un fiore appassisce. Ma io, il “mio fiore” non lo lascio appassire.
-Così concluse il suo racconto il maestro Berto e, senza altro aggiungere, si alzò e si diresse verso la statua di San Bruno, scavalcò la bassa recinzione, prelevò la smunta rosa rossa dalla braccia del santo e la pose alla base. Dalla tasca interna della giacca ne estrasse una fresca e più viva e, delicatamente, l'adagio sulle braccia marmoree del santo. Si portò a discreta distanza, mormorò la sua solita preghiera, si segnò, guardò nella mia direzione, fece un cenno di saluto e, lentamente, si diresse verso la sua auto.

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