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Rivista Santa Maria del Bosco - Serra e dintorni

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Odor d’arte | Recensione su Giuseppe Manno, giovane artista serrese.

Giuseppe manno artista
Parlo in generale ma anche di Serra e dintorni e vado subito a fare un discorso introduttivo sull’arte di oggi:  non appena una persona disegna, scolpisce e dipinge viene definito artista. Così notiamo in giro mostre, gallerie, estemporanee, articoli, recensioni, locandine, discorsi, dove il termine “arte” ( inflazionato ) viene usato per opere artigianali, anche interessanti, ma di mediocre composizione, davanti ai quali, sia alla persona di cultura e sia alla persona normale, la vista e la contemplazione di esse ( opere ) non suscita alcunchè di emozioni, lasciando inalterata l’apparente asetticità dell’animo umano. In questo contesto di diffuso scetticismo verso l’arte attuale e sempre muniti di una certa tensione culturale, stimolatrice perpetua che ci porta verso la ricerca del concetto filosofico della Bellezza, che si innesta la figura del giovane Giuseppe Manno, ventenne, figlio di Bruno Manno ( agente di Polizia di Stato ) e di Teresa De Stefano, attualmente studente della facoltà di architettura dell’Università La Sapienza di Roma. Autodidatta e poco convinto a frequentare una accademia d’Arte dove possa affinare le sue capacità riproduttive nei confronti del reale e del metafisico, ci è stato segnalato presso la nostra redazione da più persone; con piacere ed entusiasmo, constatata la sua bravura e radiografati i suoi disegni, abbiamo tracciato una breve scheda tecnica che ci ha aiutato in parte a conoscere la sua personalità, attraverso i suoi disegni a carattere grafico. Il giovane Manno è dotato di capacità artistiche singolari, in parte espresse nei suoi disegni e in parte dormienti nel suo animo; per svegliarle e svilupparle deve frequentare una seria scuola d’arte. Il nostro Giuseppe eccelle nei disegni grafici che riproducono attrici e personaggi del cinema, cantanti e anziani i cui volti sono solcati e consunti dal tempo che passa. Giuseppe manno desegno anziano
Le sue opere, plasticamente effigiate incutono ansia e imbarazzo verso il sensibile ammiratore perché vive e reali. La sua abile mano, collegata ad occhi vigili e guidata da un cervello vivo e smanioso di gestire l’opera durante l’esecuzione, rappresentano una triade che altri e solo alcuni raggiungono  in età matura. Rimane solo da sviluppare il puntino d’ago della creatività che si trova ascoso nel suo cervello. Per concludere con uno slogan sulla figura del giovane serrese, diremmo che la inconfondibile forza della sua grafica si compone sull’equilibrio di due forze contrastanti: la nitida pulizia del tratto e la densità ombrosa del chiaroscuro. Ci tengo a precisare infine che nulla è stato concordato con l’autore nè lo stesso ha potuto leggere preventivamente il contenuto di questo scritto.

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Tra i personaggi da ricordare | Un grande artista serrese: Salomone Barillari

Salomone Barillari e artisti serresi
Tra gli uomini illustri nati a Serra San Bruno, ma purtroppo dimenticati anche dalla toponomastica, un posto di rilievo lo merita certamente Salomone Barillari, pittore e armiere di grande valore presso lo stabilimento di Mongiana. Nato il 20 aprile 1831 a Serra da Salvatore e Illuminata Iorfida,  grazie ad una borsa di Studio della Provincia di Catanzaro poté iscriversi all'Accademia di Belle Arti di Roma dove conseguì il titolo di pittore e di architetto. Nel 1853, a soli 22 anni, divenne capo officina di terza classe presso lo stabilimento siderurgico di Mongiana. La sua patente di armiere, da poco ritrovata  lo definisce “Abile nel lavoro in ferro, nei disegni e nelle pitture, premiato per i lavori in bronzo esposti a Napoli nel 1853. Mediocre di statura piuttosto snello ma di forte fibra e di ottima salute, camminatore veloce e instancabile, bell’aspetto, semplice portamento, ingenuo e placido ma di sangue caldo e quando s’irrita non più dolce ma capace d’uccidere. Conosce la storia greca e romana, scrive bene in volgare ma con concisione, non con purità e con molta eleganza. Assennato nei propri affari, parco, d’eccellenti costumi, aiutatore della famiglia, limosiniero, espansivo e buono con tutti. Sa discernere le materie che possono riguardare il limatore, il cesellatore,  il tornitore di metalli nelle quali arti è perito come anche nell’incisione”. Come si apprende dalla Platea nel 1869 Salomone Barillari realizzò il pavimento marmoreo, ingrandì il presbiterio e modificò la facciata della chiesa Matrice di Serra San Bruno, realizzata nel 1795, fino al cornicione, su progetto dell'architetto Biagio Scaramuzzino: Lo egregio D. Salomone Barillari, uomo di genio e di cuore, dopo una lunga dimora fatta in Roma, ritornato in Serra, […] volle formare, a proprie spese, tutto il pavimento in marmo in tutta la chiesa […] e volle ancora finire il frontespizio della medesima chiesa, modificando in parte il disegno dell'illustre compaesano Scaramuzzino, e formando così le due Loggie laterali, che sono di maggiore abbellimento all'edifizio.  Nel 1894 si prodigò per salvare la facciata della chiesa conventuale dell'antica certosa e ciò che rimaneva della navata dal piccone dei demolitori francesi al seguito dell'architetto François Pichat. Nel 1894 realizzò la parte preponderante del ciclo pittorico della chiesa dell’Addolorata con cinque suoi quadri come si evince da un inventario dell’epoca: «Moisè; L’Epifania; Sebastiano Conca e Salomone Barillari
L’addolorata ai piè della Croce; David; Gesù nell’Orto; Dono di Barillari Salomone fu Conforto».  Due dei cinque quadri, L’Addolorata e Gesù nell’orto, trovarono immediatamente spazio nella cappella di Santa Lucia. Gli altri furono collocati sulle pareti dei due bracci della crociera: il David con la cetra, una reinterpretazione di un celebre dipinto di Sebastiano Conca, considerato l’autoritratto dell’autore - trafugato negli anni 70 del secolo scorso - e L’adorazione dei Magi nella parte destra dedicata a Sant’Anna e il Mosè nella parte sinistra dedicata all’Immacolata. Se per il David e L’Adorazione dei Magi il legame con la figura di Maria è piuttosto evidente, più problematico appare il rapporto con la figura di Mosè. Nel dipinto il profeta appare circonfuso di luce e appena disceso dal monte Sinai con in mano le tavole della legge, in seguito custodite, come è noto, nell’Arca dell’alleanza che per l’Antico Testamento è simbolo della presenza di Dio e della testimonianza della volontà di mantenere il patto con il suo popolo tramite la legge. Per il Nuovo Testamento invece, la vera arca dell’alleanza è la Vergine Maria che ha portato nel suo grembo la Parola viva, la legge compiuta. Nelle litanie lauretane infatti si invoca Maria Foederis Arca, simbolo dell’alleanza che Dio ha voluto stringere in modo definitivo con tutta l’umanità per mezzo del Cristo. I due quadri collocati sulle porte della Sagrestia e di Santa Lucia testimoniano il gusto di Salomone Barillari per la tecnica del non finito sulla scorta delle grandi opere d’illustrazione di Gustave Dorè. Morì da priore in carica della Regia Arciconfraternita di Maria SS. Addolorata di Serra San Bruno il 3 aprile 1898.

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