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La statua di Santa Maria del Bosco: storia di un contrasto con la Certosa.

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Nell’archivio storico della Certosa è custodito un insieme di appunti cuciti a mano, storicamente importanti, stilati da un monaco, Dom Ippolito Duvivier, nel 1904. Uno di questi fogli racconta di una disputa tra Dom Giambattista Giuliani, priore della certosa dal 1863 al 1866, e Don Michele Regio arciprete di Serra tra il 1836 e il 1866. La disputa - o forse sarebbe meglio chiamarla lite - ebbe luogo tra i due a causa di una statua da tutti conosciuta a Serra, quella raffigurante Santa Maria del Bosco, custodita nell’omonima chiesa, da cui deriva il titolo di questa rivista. L’opera non è firmata ma essendo lontana dallo stile delle sculture lignee serresi fu sempre considerata napoletana. E’ proprio questa l’origine della lite che andiamo a raccontare. Secondo le cronache certosine Don Giovanbattista Giuliani portò da Napoli la bella statua lignea di Santa Maria nel 1863. Pare che gli sia stata donata da uno dei tanti scultori attivi in città e al suo arrivo a Serra fu organizzata una grande festa per accoglierla. Nulla di più offrono le fonti documentarie. Il priore Giuliani, a causa di questo dono fatto alla città si trovò però in guai seri. L’arciprete Don Michele Regio affermava che la statua non proveniva da Napoli ma era stata scolpita da suo nipote Gabriele, dando del bugiardo al malcapitato priore che si difendeva affermando che la donazione era stata fatta personalmente a lui. L’eco della lite dovette arrivare alla casa madre di Grenoble che immediatamente inviò i padri visitatori, D. Giuseppe Rivera e D. Thaddeo Suprici per ricomporre la controversia. Appurati i fatti, i reverendi padri, pro bono pacis, per evitare altri problemi con il clero locale, nel 1866 trasferirono a Napoli il povero Dom Giovambattista Giuliani. “O tempora” commentò il cronista sunnominato Dom Ippolito Duvivier aggiungendo: “Io non capisco la pretensione di D. Reggio e la conseguenza della discussione, cioè il “vadasi” di D. Giuliani: querite et forte invenietis” La vicenda, a dire il vero è strana e a tratti paradossale, perché nessuno dei due religiosi aveva motivo di mentire. Per la cronaca Don Michele Regio morì l’anno dopo, all’età di 77 anni mentre Dom Giuliani tornò a Serra come priore nel 1877 e vi rimase fino al 1883. Ma veniamo al protagonista indiretto della vicenda: Gabriele Regio, era un grande intagliatore e statuario serrese e proveniva da una importante famiglia di artisti. Era figlio di Raffaele, noto per la delicatezza delle sue sculture lignee, e nipote di Gesualdo, importante scultore del Settecento. La famiglia Regio resse per circa un secolo e mezzo una delle più importanti botteghe di artisti serresi. Molte chiese della Calabria centro meridionale custodiscono le loro opere, distinte per proporzioni e bellezza dei volti dei santi raffigurati. Della produzione artistica di Gabriele si conosce poco, spicca una Santa Rita custodita a Vallelonga e datata 1903 e il monumentale sarcofago di Monterosso, firmato “Opificio artistico di Giuseppe Maria Pisani e Gabriele Regio Serra San Bruno 1882”. Nonostante le grandi capacià di Gabriele Regio, la Madonna di Santa Maria sembra effettivamente napoletana, dove le botteghe erano specializzate anche in produzioni seriali. La nostra statua può essere accostata ad un’altra molto ben fatta custodita a Siderno superiore, nella chiesa di San Nicola. Le statue raffiguranti l’Immacolata, con i piedi sul mondo, nell’atto di schiacciare il serpente, furono eseguite successivamente alla proclamazione del dogma del 1854 da parte di Pio IX ed ebbero grande diffusione. Quella di Serra è certamente una delle più riuscite. Osservando una vecchia fotografia si notano i raggi dietro le mani che oggi non ci sono più. Ultimamente è stata formulata un’ipotesi attributiva che riconduce le due statue alla bottega di Francesco Citarelli (Napoli, 1790 – 1871),  e in particolare al suo allievo Enrico Pedace. Per saperne di più: D. Pisani,  I maestri della scultura lignea policroma di Serra San Bruno. Genesi e sviluppo di un’attività artistica nella Calabria meridionale, in Esperide", V, 9 – 10;  G. Solferino, Appunti, ricerche ed ipotesi sulla scultura lignea in Calabria tra Settecento e Novecento", in Esperide, VIII, 15-16.

 

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