Ritornano volti, sogni e paesaggi che hanno lasciato una loro impronta nel cuore e nell’anima.
“Un canto si sente nell’aria/ lontano…/ Nell’afa di luglio si ode/ quel canto accorato/ d’amore./ Si leva pian piano,/ si innalza,/ è interrotto da un colpo/ di vento./ ritorna,/ e il mio cuore/ è contento.” Sono versi immediati e di raffinata fattura che ben riescono a dipingere, e a mascherare anche, la malinconia che prende il sopravvento. Bei versi intessuti di trasparenze, con risonanze e voli sublimali che sanno di un viaggio dalla penna al mare sulla sabbia , attraverso il silenzio della sera, al sole alla luna. È la lirica Meriggio d’estate che introduce e dà il titolo ad una delle sue raccolte, edite in questi anni, di Antonio Nicoletta, crotonese di nascita ma adottato dalla città di Velletri, pluriaccademico e giornalista collaboratore di tanti giornali e riviste di carattere storico – letterario. Insomma, come ha scritto La voce dell’Isola nel 2007, “un cultore della lingua italiana, uno studioso serio che detesta i bizantinismi linguistici e certi termini moderni che fanno effetto ma imbarbariscono il nostro modo di esprimerci. Un signore d’altri tempi”.
L’amico Nicoletta, conferma con le sue sillogi, come anche nei precedenti lavori e particolarmente nei racconti Ero bambino nel ’47, laddove ce ne fosse ancora bisogno, la sua forte valenza non solo poetica quanto umana. Conferma, insomma, di essere attento osservatore del nostro tempo, pronto alla notazione e alla riflessione con versi che vogliono donare agli uomini una parola di bontà per ricercare, insieme, quei valori che vanno distruggendosi.
Quello del nostro Tonino risulta essere un poetico itinerario, “tenuto accuratamente nascosto per circa trent’anni”, sereno e tranquillo e tutto rivolto ad assaporare sapori perduti, sogni dispersi e sentimenti nascosti. È evidente una poesia – rivisitazione che, scorrendo sulle ali della memoria, fa ripercorrere, appunto, la pellicola della vita e degli anni passati che ormai appartengono al passato e che comunque testimoniano di una vitalità ricca anche di mordente. Come in Ricordo di Capocolonna laddove “La scia di luna nel mare/ è solo ricordo/ la bruma salata dell’alba/ è solo ricordo/…Solo ricordo sono le vaghe ombre/ di Capocolonna antiche più/ dei dorici fantasmi./ Solo ricordo è lo stormire/ acre dell’ulivo/ e le strida luttuose/ della cornacchia./ Il tempo beato d’infanzia/ è solo ricordo/ e l’anelito dei giorni venturi/ è solo ricordo.”
Riappaiono volti, sogni e paesaggi che hanno lasciato una loro impronta nel cuore e nell’anima.
“…Un pioppo piega alla brezza/ un grillo ricanta/ la tenue nenia d’estate/…A tratti riodo/ sfocato nel limbo/ degli anni più belli/ quel dolce stormire/ quel grillo che canta/ quell’ansito pieno/ di amore e promesse./ Di tutto è rimasto ancor vivo/ e presente/ quell’urlo lontano di cane.” E questo è il Ricordo d’estate sempre verde nel cuore e nella penna del poeta.
Insomma dai versi, come dai racconti, dell’amico Tonino, emergono pensieri dolci e tenui, eccitati ed inebrianti, quando segnano i momenti più felici dell’esistenza e quando scandiscono una vivace quotidianità senza traumi e brutture, con orizzonti intrisi di gioia, di bellezza, di bontà, di tutti quegli stati d’animo che rendono la vita più ricca e più lieta.
Come anche nella lirica Ricordo per la quale il Nicoletta è stato insignito del prestigioso Premio Letterario “Totus tuus” di Patti che si richiama al motto pontificale dell’amatissimo Papa Giovanni Paolo II. Leggiamola: “Fra i ricordi affiora un focolare / fasci di legna, qualche ragnatela, / una granata, una cesta vecchia, / sul nudo pavimento un po’ di rena / fatta crocchiare dal passo esitante. / Pigola il passero tarpato / e indifferente avanza la chelona. / Dalla finestra aperta s’ode a tratti / l’urlo del vento, il fragor del mare, / un raglio, il gemito dell’olmo e dal pollaio un cicaleccio ansioso / e senza fine./ Cerco una data, un limite nel tempo./ Ma non li trovo; non so se l’ho vissuto”.
È poesia bella e semplice che comprende tanta intensità emotiva che affascina e commuove.
È un itinerario, come scrive Salvo Sequenzia, “essenziale, sobrio […] così come la vera poesia deve essere. Non callida pratica di mestiere, non astruso maneggio di alchimie, né traffico e impostura di mercanti. Ma semplice – e tremendo – ‘affaire’ di vita”.
E nella lirica Viale dei platani della giovinezza del poeta crotonese che ricorda tanto amore e tanto commuove ancora. Leggiamoli insieme questi versi d’intensa liricità.
“Lungo quella via/ fiancheggiata/ dai verdi platani/ io son tornato./ Quelle nuove foglie/ avevano raccolto/ col germe di lor vita/ la storia del nostro amore./ Mentre camminavo,/ nei nembi dei ricordi/ corrucciato avvolto/ mi mormoravano/ parole dolci/ di conforto./ Ed io ti pensavo/ e ricordavo/ le nostre passeggiate…/Quanti progetti facevamo/ seduti sulla panchina/ dirimpetto al mare…/Oh, quella calda estate,/ quella triste stagione lontana,/ quante lacrime vide/ mescolarsi al sudore./ Poi partii, andai lontano…”.
Ci si trova, scrive Morena Fanti, sul citato giornale siciliano, davanti a “saggezza, meraviglia, incanti e piccoli desideri, fili che intrecciano i ricordi di Antonio Nicoletta e sono i fili che ci raggiungono in questa che è la nostra vita attuale, spesso carente di sogni possibili perché a volte ci sembrano già tutti esauditi e non rimane spazio per l’incanto”.
Al postutto, faccio mia la convinzione di Salvo Sequenzia quando sostiene che la poesia del Nicoletta “ha una forte valenza pedagogica, come la vera, grande poesia. Emerge, infatti esplicitamente, dai suoi temi, la forte intenzione educativa, che scaturisce da una consapevole, meditata e sofferta esperienza del vivere. Educativa e formativa perché la sua poesia è allo stesso tempo ‘opera’ e ‘teoria’: ‘teoria’ che agisce nella pratica, che si realizza concretamente mentre si enuncia attraverso il nostro linguaggio e il nostro sentire, divenendo ‘opera’, elemento costitutivo di un messaggio culturale assai significativo da consegnare alla posterità”.